New Delhi, 10 giugno 2009. Segnali di apertura verso il Pakistan da parte del premier indiano Manmohan Singh. Ieri, SRI LANKA-INDIA-PAKISTAN-SAARC-SINGH-GILANIdurante un discorso in parlamento, Singh ha richiamato al loro senso di responsabilità i leader del governo pakistano, chiedendo maggiore coraggio, determinazione e ‘visione’ politica per affrontare l’emergenza terrorismo all’interno del loro paese. Serve “azione forte e intensa”, per evitare che il territorio pakistano continui ad essere una sorta di trampolino di lancio per gli estremisti islamici in India. Se da Islamabad dovessero arrivare i segnali auspicati, “ci incontreremo a metà strada” ha aggiunto il primo ministro indiano, promettendo in modo neanche tanto velato la volontà di collaborare con il vicino/nemico in uno sforzo comune contro le organizzazioni fondamentaliste. A patto (ha precisato poi) si vadano ad assicurare alla giustizia i fautori dei gravi attentati avvenuti negli ultimi anni in India, compresi i gravi attacchi di Mumbai del novembre 2008.     

Quello di ieri, è stato il primo intervento del premier indiano sulla scottante questione della lotta al terrorismo, e non è un caso abbia deciso di iniziare un nuovo dialogo con il Pakistan usando toni riconcilianti, per di più davanti all’eminente platea della neo eletta Lok Sabha e della Rajya Sabha, rispettivamente Camera bassa e Camera alta del parlamento. L’appello di Singh al Pakistan, non va a toccare solamente i gruppi considerati ‘terroristi’ dalle autorità internazionali, ma riguarda anche le zona d’ombra che oscurano i meccanismi del potere pakistano, a partire dal coinvolgimento dell’ISI, i servizi segreti di Islamabad, nella formazione e finanziamento di cellule terroristiche operanti in India (e Afghanistan). Il caso più eclatante riguarda il Lashkar-e-Taiba, organizzazione in lotta per la liberazione del Kashmir dal controllo di New Delhi. Secondo gli 007 indiani, il LeT sarebbe responsabile degli attentati di Mumbai del 2008 (e di molti altri), e nelle fasi di organizzazione e finanziamento sarebbe stato sostenuto proprio dall’ISI. Scenario ovviamente respinto con forza da Islamabad.  

L’avvicinamento di Singh al governo pakistano, è una conseguenza della netta maggioranza ottenuta alle Elezioni Generali da poco concluse, grazie alla quale la coalizione guidata dal Congresso non teme più di indebolire la propria immagine prendendo posizioni ‘soft’ sul fronte terrorismo e Pakistan. L’India punta a normalizzare i rapporti con il Pakistan dunque, segnando un momento importante nella ripresa del dialogo di pace interrotto ad ottobre 2008. Tuttavia, per arrivare ad una vera svolta nei rapporti tra le due potenze nuclearei, sarà necessario aprire un dialogo reale e concreto anche sulla questione Kashmir, evenienza alla quale New Delhi non sembra affatto propensa.

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