New Delhi, 6 febbraio 2009. Oggi per la prima volta, il governo indiano ha puntato il dito direttamente

Yousaf Raza Gilani
Il premier pakistano Yousaf Raza Gilani

sull’Isi, i servizi segreti di Islamabad, per gli attentati di Mumbai. L’accusa gravissima, è di avere dei legami con il gruppo terroristico che ha pianificato il blitz di fine novembre, costato 179 morti. “Le menti (degli attacchi) li hanno pianificati, preparati e lanciati dal Pakistan, e gli organizzatori erano e rimangono clienti e creazioni dell’Isi”. E’ quanto ha affermato nel corso di un intervento a Parigi, il segretario degli Esteri indiano Shivshnkar Menon. Dalle sue parole, sembra emergere una crescente frustrazione dell’India verso il vicino nemico di sempre, accentuata dall’imminente pubblicazione di un rapporto elaborato dalle autorità pachistane, che proverebbe la loro estraneità dal peggiore attentato avvenuto in India nel 2008. Secondo Menon (discorso ripreso da Reuters India), il Pakistan starebbe perdendo tempo, a discapito dell’indagine avviata per scovare i registi della strage di Mumbai, allontanando così le probabilità di arrestarli.

Questa convinzione, e i forti sospetti da parte di New Delhi sulle responsabilità di Islamabad, sarebbero alla base del congelamento dei rapporti tra le due potenze nucleari, soprattutto da parte indiana. Ad aumentare il risentimento del governo Singh, si è aggiunto di recente il cambio di ‘schieramento’ di Stati Uniti e Gran Bretagna, i quali hanno dichiarato di non ritenere attendibile l’eventualità di un coinvolgimento del governo pachistano.

“Non bisogna essere precipitosi – ha commentato il ministro degli Affari Esteri pachistano Abdul Basit riferendosi all’India -, serve un attimo di pazienza”. Inevitabile comunque la trepidazione di New Delhi, dove si rafforza la convinzione che Islamabad stia facendo in modo di cancellare le traccie che potrebbero condurre gli investigatori all’Isi. E’ quanto afferma l’ambasciatore indiano negli Stati Uniti, il quale ha aggiunto “la pazienza sta volgendo al termine, e si sta trasformando in un esercizio senza fine, tanto è lungo il tempo che l’India sta attendendo una risposta dal Pakistan”.

Un invito all’intensificazione della collaborazione reciproca tra India e Pakistan nelle indagini, è giunta dal

Il premier indiano Manmohan Singh
Il premier indiano Manmohan Singh

 segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Cui è seguita una eloquente dichiarazione da parte di Menon, secondo il quale il dialogo di pace con Islamabad è stato vittima delle continue interruzioni del cessate il fuoco del 2003, attraverso sconfinamenti e attacchi agli interessi e città indiane da parte del Pakistan. Per questo, se realmente la comunità internazionale desidera favorire il riallacciamento dei legami e agire a favore della pace nel Sud Asia, dovrebbe interrompere la fornitura di armamenti: “vendere al Pakistan armi scollegate alla guerra al terrorismo o all’estremismo, è come fornire whisky ad un alcolizzato, o droga a rafforzare una dipendenza, distorcendo l’equilibrio politico interno e rendendo il consolidamento della democrazia più complicato”.

L’evidente ‘fretta’ verso il Pakistan, dimostrata dalle aturità indiane di recente, va collegata anche all’imminenza delle elezioni generali, previste tra fine aprile e inizio maggio. Se il Congresso guidato dall’attuale premier Singh, riuscisse a chiudere le indagini sugli attentati di Mumbai, le ripercussioni sul voto sarebbero molto favorevoli, e da sole potrebbero bastare a riaffermare il partito alla guida dell’India per un nuovo quinquennio. Considerando poi la crisi che sta attraversando in questo periodo il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito leader dell’opposizione, un eventuale successo del Congresso sulla questione terrorismo, verrebbe sicuramente amplificato e potrebbe allontanare ulteriormente il Bjp nel rush finale prima del voto.

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