Uno spunto di riflessione sugli effetti del Riscaldamento Terrestre, da Rinnovabili.it di ieri.

Kathmandu, 4 Settembre 2009. I ghiacciai si sciolgono, aumentano le alluvioni e si prolungano i periodi di siccità: le coltivazioni subiscono danni ingenti che potrebbero compromettere la sopravvivenza di 1,6 mld di persone

Il mondo si sta organizzando vista l’imminente Conferenza sul clima che si terrà nel mese di dicembre a Copenhagen. himalayaPer meglio prepararsi a questo evento, durante un incontro denominato Regional Climate Change Conference, che ha avuto inizio il 31 agosto e termine ieri a Kathmandu, in Nepal, dieci delegazioni hanno deciso di affrontare il delicato tema della regione dell’Himalaya, a rischio global warming.
Dal rapporto “Da Kathmandu a Copenhagen: una visione per affrontare il rischio del cambiamento climatico e la vulnerabilità dell’Himalaya”, presentato dalla Banca di sviluppo asiatico (Adb), si evince che lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya sta seriamente minacciando 1,6 miliardi di abitanti dell’Asia meridionale.
L’aumento e il prolungamento di periodi di siccità, alternati a devastanti alluvioni, stanno mettendo a dura prova le popolazioni asiatiche. ‘‘La vulnerabilità dell’Asia meridionale ai cambiamenti climatici ha conseguenze estremamente serie per l’agricoltura e quindi per la sicurezza alimentare”, ha dichiarato Kunio Senga, direttore generale dell’Adb.
Nel rapporto è stato specificato che, qualora le cose non dovessero migliorare entro il 2050, le popolazioni delle regioni interessate, quali Afghanistan, Bangladesh, India e Nepal, saranno a rischio e non riusciranno a procurarsi il giusto apporto calorico giornaliero.
E’ stato inoltre sottolineato il pericolo che la regione Himalayana corre a causa del suo delicato ecosistema. La minaccia imminente è l’impoverimento idrico: dal 2007 si registra un calo della produzione di orzo che ha costretto gran parte della popolazione a ricorrere ad aiuti umanitari.
In questo contesto il premio Nobel per la pace 2007, Mohan Munasinghe, ha dichiarato che “i Paesi ricchi hanno la necessità di ridurre i loro consumi mentre i Paesi in via di sviluppo devono regolare i propri standard di emissione su livelli più bassi di quelli mantenuti finora dall’Occidente”.

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