Srinagar, 05 Febbraio 2010. A destare l’ennesima ondata di scontri e violenze nel Kashmir amministrato dall’India, è stata la morte di un ragazzo 15enne, ucciso dalla polizia. Il fatto è accaduto domenica scorsa, quando, secondo la ricostruzione degli amici, Wamiq Farooq stava andando al campo da cricket di Srinagar per una partita . Lungo la strada, il giovane si sarebbe trovato nel mezzo di una manifestazione anti-indiana, una delle tante che anche quest’anno hanno animato le strade della capitale estiva del Kashmir. Sembra che in questo momento, un poliziotto indiano abbia esploso un gas lacrimogeno per disperdere la folla, colpendo il ragazzo alla testa, provocandone così la morte. Si è trattato del quinto decesso simile negli ultimi 18 mesi. L’ondata di rabbia seguita all’incidente (almeno questa sembra essere la versione delle autorità, che hanno comunque sospeso dal servizio il poliziotto responsabile), ha originato un crescendo di manifestazioni di protesta a Srinagar e dintorni, divenute di giorno in giorno più violente. L’escalation è iniziata lunedì con i primi scioperi, cui hanno aderito gran parte dei negozianti della città, seguita da altre proteste martedì e mercoledì, nel corso delle quali la polizia è stata costretta ad intervenire con lacrimogeni e proiettili di gomma per frenare l’impeto della folla. Stessa trama ieri, con nuove manifestazioni i cui toni continuano a crescere, tanto che le autorità governative hanno imposto il coprifuoco su tutta la città. Ad oggi le persone rimaste ferite negli scontri sono almeno 66. Polizia in allerta dunque, in vista della preghiera del venerdì mezzogiorno, dopo la quale avvengono ormai sistematicamente manifestazioni di protesta contro le autorità indiane percepite come “forze di occupazione” nel Kashmir conteso tra India e Pakistan. La ritualità insita in queste proteste varia a seconda dei fatti accaduti nei giorni precedenti, per cui può essere ritenuta la cartina al tornasole degli umori della popolazione di Srinagar.

Sempre ieri, nella città di Sophian situata in prossimità della Line of Control che divide il Kashmir indiano da quello pakistano, ha avuto luogo un ‘coprifuoco civile’ promosso dagli stessi abitanti in occasione della visita di Omar Abdullah, ministro capo del governo kashmiro. Il figlio ed erede politico del Leone del Kashmir, è stato contestato in questo modo a casua dell’incapacità delle autorità governative di trovare i colpevoli del duplice rapimento e stupro delle giovani Asiya e Nelofer di 17 e 21 anni, avvenuto lo scorso maggio e quasi certamente commesso da alcuni poliziotti indiani di stanza nella città.

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