Srinagar, 4 Dicembre 2009. Mi è giunta ieri un’importante email da Angana Chatterji, docente di antropologia sociale

Angna Chatterji, one of the conveners of the International People's Tribunal on Human Rights and Justice, speaks as lawyer Pervez Imroz looks on during a press conference in Srinagar, India, Wednesday, Dec. 2, 2009. Human rights workers have found the graves of nearly 2,400 unidentified people scattered in cemeteries across dozens of mountainous villages in Indian Kashmir during a three year survey, the rights group said Wednesday, alleging that some of the dead were likely innocent people killed by government forces. (AP Photo/Mukhtar Khan)
Angna Chatterji, one of the conveners of the International People's Tribunal on Human Rights and Justice, speaks as lawyer Pervez Imroz looks on during a press conference in Srinagar, India, Wednesday, Dec. 2, 2009. Human rights workers have found the graves of nearly 2,400 unidentified people scattered in cemeteries across dozens of mountainous villages in Indian Kashmir during a three year survey, the rights group said Wednesday, alleging that some of the dead were likely innocent people killed by government forces. (AP Photo/Mukhtar Khan)

al California Institue of Integral Studies, che da anni si occupa di violazioni dei diritti umani in India, in particolare in Kashmir. E’ appena rientrata dal suo ultimo viaggio nella valle di Srinagar, al confine con il Pakistan, dove, assieme al team di volontari con i quali collabora (Advocate Parvez Imroz is Convener IPTK and Founder, Jammu and Kashmir Coalition of Civil Society. Gautam Navlakha is Convener IPTK and Editorial Consultant, Economic and Political Weekly. Zahir-Ud-Din is Convener IPTK and Vice-President, Jammu and Kashmir Coalition of Civil Society. Advocate Mihir Desai is Legal Counsel IPTK and Lawyer, Mumbai High Court and Supreme Court of India. Khurram Parvez is Liaison IPTK and Programme Coordinator, Jammu and Kashmir Coalition of Civil Society), ha denunciato al mondo intero, nel corso di una affollata conferenza stampa, la scoperta di 2.700 tombe in gran parte senza nome e  fosse comuni, nelle quali sono stati identificati al momento 2.943 corpi. I ritrovamenti hanno interessato 55 villaggi in tre diversi distretti (Bandipore, Baramulla e Kupwara) situati a ridosso del confine pakistano, per cui l’intera ricerca va considerata come parziale, in quanto il Kashmir conta altri sette distretti. L’ipotesi, che suona come un sorta di accusa, proposta durante la conferenza dai membri (succitati) dell’IPTJ, l’International People’s Tribunal on Human Rights and Justice for Kashmir, sostiene che i corpi disseppelliti in questi mesi siano di persone finite nelle mani delle truppe indiane e poi ‘svaniti’ nel nulla. Con gli ultimi ritrovamenti, secondo le stime dell’IPTJ sarebbero 10.000 le persone scomparse in Kashmir dall’89 (anno in cui ebbe inizio una violenta insurrezione armata per l’indipendenza) ad oggi, ma le stime restano parziali in quanto altre aree devono essere sondate.

Nel corso della conferenza stampa tenuta da Angana Chatterji, è stato presentato un corposo dossier di 112 pagine, intitolato “Buried Evidence” (prove seppellite), nel quale vengono documentati nel dettaglio le modalità con cui le forze paramilitari in Kashmir terrorizzano la popolazione, ricorrendo a violenze e uccisioni extragiudiziali. Nello stesso report, viene dato il dettaglio dei ritrovamenti, evidenziando come l’87,9% delle tombe (2.373) fossero senza nome; 154 di queste contenevano 2 corpi ciascuna; 23 contenevano tra i 3 e i 17 cadaveri.

La posizione ufficiale delle autorità militari, è che i corpi portati alla luce fossero di ‘terroristi’ che tentavano di infiltrarsi in Kashmir dal Pakistan, o di militanti kashmiri che compivano il percorso opposto per andare nei campi di addestramento in territorio pakistano. Secondo l’esercito dunque, si tratterebbe di vittime di scontri armati. Diametralmente opposto, invece, il parere dell’IPTK, secondo il quale lo ‘scontro a fuoco’ sarebbe una scusa per giustificare uccisioni ed esecuzioni mirate. Nelle pagine del dossier, si leggono anche dure accuse nei confronti delle forze di sicurezza indiane schierate in Kashmir (che va ricordato, è la zona più militarizzata al mondo), dedite, secondo gli autori, all’uso meticoloso e pianificato di uccisioni e violenze come strumento di controllo, assieme a sorveglianza, punizioni e minacce.

Ora, i membri dell’IPTK chiedono al governo indiano, che le prove presentate nel report siano esaminate, verificate e considerate credibili al fine di avviare un’inchiesta ufficiale. Richiesta estesa da Angana Chatterji anche alle Nazioni Unite e ai suoi membri, che come si legge nel report “sono stati incapaci di contenere e arrestare le conseguenze avverse della militarizzazione del Kashmir perpetrata dallo Stato”.

A presto nuovi aggiornamenti.