Srinagar, 1 giugno 2009. Sebbene le Forze di Sicurezza del Kashmir abbiano imposto il coprifuoco nelle città di Sopore ScreenShot159e Baramulla, secondo le notizie riportate dall’agenzia pakistana Down, i manifestanti sono scesi ugualmente in strada per protestare contro l’uccisione di quattro giovani residenti avvenute negli ultimi dieci giorni.

Le proteste, concentrate soprattutto a Baramulla, città del nordovest situata a 55 chilometri dalla capitale Srinagar, sono state scandite da slogan inneggianti alla reazione verso la presenza militare indiana in Kashmir, come “sangue per sangue” e “vogliamo libertà”. Nel corso della manifestazione è stato portato in processione da migliaia di kashmiri musulmani, il corpo del ventenne uccisio l’altro ieri dall’esercito, durante altre proteste innescate dalle presunte molestie commesse dai militari ai danni di una donna di Baramulla. La vittima è andata ad aggiungersi ad altre tre uccise la scorsa settimana dal ‘fuoco di avvertimento’ delle Forze di Sicurezza, le quali avrebbero tentato di disperdere la folla con alcuni colpi in aria. “La situazione nella città (di Baramulla) è molto tesa” ha commentato un giornalista locale ad AFP. Come conseguenza del coprifuoco

e dei fatti in corso lungo il confine di nordovest, è stato organizzato uno sciopero generale anche a Srinagar, tuttora in corso, dove la maggior parte dei negozi, delle scuole e degli uffici sono stati chiusi e le strade presidiate dall’esercito.

Con un clima di tale tensione, c’è da chiedersi se realmente il governo indiano manterrà il proprio impegno, riducendo il numero dei militari di stanza nel Kashmir indiano, così come annunciato di recente dal ministro dell’Interno. Secondo le autorità pakistane, questa scelta potrebbe finalmente creare il giusto clima per procedere con il rilancio del dialogo bilaterale tra le due potenze nucleari.

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