Srinagar, 16 luglio 2009. Come ricorderete, durante gli utlimi giorni di permanenza a Srinagar, avevamo pubblicato la notizia dell’uccisione di un ragazzo di 20 anni avvenuta probabilmente ad opera della polizia kashmira. Ebbene, dopo 10 giorni di indagini, le autorita’ sono riuscite a scovare il colpevole dell’omicidio del giovane studente Asrar Mushtaq Dar, trovato con la gola tagliata in un cimitero a pochi chilometri dalla capitale estiva del Kashmir. Ad ucciderlo e’ stato l’amico Imran Aslam Baba, reo confesso, per motivi di gelosia. Non mi dilungo piu’ di tanto sui dettagli, ma questa storia meglio di tante altre riesce a far capire l’India del XXI secolo. Imran e Asrar sono due giovani studenti kashmiri, musulmani attenti ai precetti della loro religione, ma con una finestra dalla quale osservare il mondo con facilita’: internet. Imran conosce una ragazza in chat, ci parla e nasce un’amicizia che per lui ha qualcosa di piu’. Ciononostante desidera far conoscere l’amica ad Asrar, e lo invita nella chat, cosi’ c’e’ un secondo ragazzo a flirtare via etere con questa bella che vive a 850 chilometri di distanza. Nei giorni Asrar riesce a conquistarla, allontanandola da Imran, con il quale 1 mese fa chiude tutti i contatti in chat. Il ragazzo soffre per l’accaduto, ma cosa piu’ grave, si sente tradito dal suo migliore amico, e per settimane cova un forte sentimento di gelosia, che una sera di 10 giorni fa lo spinge a compiere un atto estremo, uccidendo Asrar. Dopo una ricostruzione delle ultime settimane di vita della vittima, la polizia sarebbe prima giunta alla chat, poi all’amico, il quale messo sotto pressione ha confessato l’accaduto.

Nessuna colpa per la polizia dunque, in questo caso, diversamente da quanto mezza citta’ sosteneva, urlando la propria protesta nelle strade, durante ripetute proteste, serrate di negozi e sassaiole contro le autorita’. Sebbene la situazione si stia sgonfiando a Srinagar, continuano le manifestazioni lungo il confine con il Pakistan, a Shopian, dove sembra siano stati inchiodati dalla prova del dna 3 poliziotti, ritenuti colpevoli della morte di due ragazze ventenni a fine maggio. Le giovani erano state rapite, violentate e uccise dagli agenti, provocando una feroce ondata di proteste tra la popolazione, costata 4 morti tra i manifestanti e numerosi feriti.

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