Srinagar, 5 Gennaio 2010. Ieri l’Ong kashmira International People’s Tribunal on Human Rights and Justice in Indian-Administer Kashmir (IPTK), ha recapitato una lettera di intenti al Ministro capod dello stato del Jammu e Kashmir, Omar Abdullah. Nel documento, inviato a diverse agenzie stampa e redazioni di tutto il mondo, viene esplicitata l’intenzione di riprendere le indagini sul duplice omicidio e stupro di Asiya Jan e Neelofar Jan, giovanissime cugine della città di Shopian, che a fine maggio 2009 sono state rapite, violentate e uccise mentre rientravano a casa. I sospetti e gran parte delle prove avevano immediatamente condotto ad alcuni agenti della polizia kashmira, i quali, come la storia del Kashmir insegna, alla fine del lavoro degli inquirenti sono stati puntualmente scagionati. Bene precisare che il caso in questione non il primo stupro verosimilmente compiuto da poliziotti o soldati indiani in Kashmir. Purtroppo la lista è lunga, così come l’elenco dei ‘non luogo a procedere’ o delle sentenze di assoluzione emesse a carico degli imputati in divisa. Mai, in 60 anni di presenza militare in Kashmir, un solo agente o soldato è stato condannato per qualsivoglia reato. Mancanza di prove, oppure, come accaduto nel corso delle indagini per i crimini di maggio 2009, a causa della contaminazione o scomparsa delle prove stesse, fatto sta la tutela legale è un ‘optional’ o forse una chimera per i civili kashmiri.

Con queste premesse, l’IPTK – Ong di Srinagar che si occupa di denunciare abusi e crimini commessi dalle forze armate indiane di stanza in Kashmir – ha ottenuto dall’associazione Majils-e-Mashawarat di Shopian, l’incarico di riprendere in modo indipendente le indagini sull’omicidio di Asiya e Neelofar. Accolto l’incarico, ieri l’IPTK ha inviato una dichiarazione di intenti al Ministro Omar Abdullah. “Siamo convinti dell’efficacia di un’inchiesta indipendente sulla materia”, si legge nel comunicato dell’IPTK.

Ecco come IPTK intende procedere:     

1) Analisi di tutti gli aspetti del crimine da parte di esperti di fama internazionale.

2) Ricerche negli archivi e documenti legati all’omicidio, esame e raccolta di testimonianze presso le famiglie delle vittime, membri della comunità locale, esperti coinvolti nelle precedenti indagini e ufficiali di polizia.

Più che chiaro il messaggio lanciato ad Abdullah: “lei ha promesso attenzione e considerazione per il problema dei diritti umani in Kashmir. Considerando ciò, chiediamo quanto segue nella speranza che lei sarà d’accordo, in modo da favorire un’indagine indipendente e trasparente”.

– Accesso diretto a tutte le basi della polizia e campi dell’esercito nell’area di Shopian.

– Disponibilità dei documenti redatti dal Governo del Jammu e Kashmir in merito ai fatti di Shopian.

– Possibilità di incontrare poliziotti, personale di sicurezza, militari, teste, personale medico e tutti i tecnici coinvolti nelle precedenti indagini.

– Accesso agli uffici dello Special Investigating Team della polizia che ha collaborato con la Commissione Jan (incaricata del procedimento)

– Che ogni attività ulteriore in grado di favorire il chiarimento dei fatti da parte dell’IPTK sia permessa, garantendo nel contempo la sicurezza dei membri dell’associazione.