21 Marzo 2012. Cari lettori, negli ultimi giorni continua a girare la notizia dei due turisti italiani prigionieri nelle giungle del Kandhamal, in Orissa. Paolo Bosusco e Claudio Colangelo sono ancora nelle mani di un gruppo di rapitori, presentato dai notiziari e dalle fonti governative come cellula di guerriglieri Maoisti. Sembra che i due connazionali abbiano fotografato delle donne che si stavano bagnando in uno specchio d’acqua (fatto non accertato), urtando la sensibilità degli adivasi (lett. ‘aborigeni’), che popolano queste giungle poverissime. .. La cronaca è nota, ed è stata prontamente ‘copiaincollata’ di giornale in giornale, quindi non mi dilungo oltre, nemmeno sulle 13 richieste avanzate dai combattenti del CPI (Maoist).

Sinceramete non avrei voluto intervenire sul tema, in quanto come spero abbiate notato, Indika tende a svincolarsi dalla gara dell’ultimo aggiornamento sulle notizie riguardanti l’India e l’Asia Meridionale (poche) trattate dalla selva dei media nazionali perchè divenute improvvisamente di ‘moda’. Un esempio è il caso dei marò, argomento sicuramente importante, da seguire con attenzione, ma diventato un tormentone toccato da tutti, in merito al quale in questa sede non abbiamo speso una parola. Devo però dire che il tema dei Maoisti mi è particolarmente caro, visto che me ne occupo da diversi anni, e che in questo portale (puntualmente vampirizzato dalla vorace stampa italiana, che si è messa a rovistare in rete alla ricerca di qualcosa di sensato con cui arricchire articoli e approfondimenti, finita guarda caso su Indika) sono stati postati decine di contributi, inclusi reportage che ho realizzato nel Corridoio Rosso, tra Chhattisgarh, Orissa e Jharkhand. In questi giorni ho sentito e letto dIversi interventi sul caso dei turisti rapiti, e sui Maoisti in generale. Decine di esperti di ‘guerriglia rossa’ hanno fatto capolino sui media, prodigandosi in perspicaci analisi della situazione contingente (leggasi il rapimento; riportando gli aggiornamenti delle agenzie) e dipingendo i tratti salienti dei Maoisti… qualcuno di loro va di tanto in tanto pure in vacanza in India, o la vede nei film, quindi può ritenersi competente in materia.

Poco si è parlato invece della povertà della gente (gli adivasi cui accennavo sopra) che popola queste aree, omissione dovuta al fatto che nessuno degli esperti ha mai messo piede nelle zone tribali di cui pensa di descrivere le problematiche. Problematiche puntualmente infangate dal governo indiano, che non vuole far sapere, anche grazie a media accondiscendenti, per cui in rete si trova poco o nulla. In molti invece hanno citato le lotte in corso da anni contro Vedanta e altre multinazionali, che si stanno spartendo le ricche risorse minerarie di queste zone espropriando con la violenza le terre ai nativi, se non altro perché languiscono ancora in rete i dubbi parallelismi proliferati all’epoca dell’uscita di Avatar, il celebre film con gli omoni blu e le orecchie a punta, in lotta per salvare le loro terre selvagge dallo sfruttamento dei cattivi. Peccato che di omoni blu nel Corridoio Rosso non ce ne siano affatto, e nessuno dei media che oggi fanno squillare trombe e tromboni ha mai detto “io ti vedo” ai tribali che qui sopravvivono una settimana con quanto a noi basta appena per un giorno. Ricordo nel 2008, prima di partire per un reportage sui pogrom avvenuti in Kandhamal, quando incontrai l’amico Stefano Beggiora, professore di storia dell’India contemporanea all’Università Cà Foscari di Venezia. Fu lui a raccontarmi nel dettaglio le condizioni di vita di chi in Kandhamal vive (tra i tribali dell’Orissa Beggiora ha speso mesi se non anni in ricerche, vivendo con loro e diventando uno dei maggiori conoscitori delle dinamiche locali), delle difficoltà fronteggiate ogni giorno dai tribali. Mi ha raccontato delle conversioni di comodo (al cristianesimo), in quanto grazie all’appartenenza a questa confessione la vita è più facile, “il solo fatto di disporre di una zappa più robusta può fare la differenza tra mangiare ogni giorno oppure no” mi disse, e lo ricordo ancora! In questo contesto sono sorti diversi gruppi o ‘movimenti’ di adivasi, per i quali la lotta è uno dei pochi mezzi disponibili per far valere i diritti basilari, di sopravvivere senza sopperire in un contesto ambientale e sociale fortemente ostile, dove da soli non avrebbero chance. Alcuni di loro sono diventati Maoisti, molti invece sono tacciati come tali dalle autorità, in quanto tanto basta per trasformarli in nemici pubblici, cui si può sparare a vista, soffocando così nel silenzio pretese legittime legate alla sopravvivenza, per nulla intossicate da ideologie di estrema sinistra. Detto questo, sebbene la paternità del rapimento dei nostri connazionali sembri certa e circolino in rete registrazioni audio, non posso non chiedermi se i rapitori siano effettivamente Maoisti, o se sia trattato di una reazione da parte di un gruppo tribale che ha visto nei due turisti una minaccia, magari individuata in un obbietivo fotografico o nei modi di certo gentili, ma comunque fraintesi, di due estranei giunti da chissà dove. L’intervento dei Maoisti potrebbe essere stato successivo, una sorta di cessione degli ostaggi, al pari di quanto accade con una certa frequenza in Pakistan, con i Taliban al posto dei combattenti rossi.

Ad ogni modo, chiudo questo contributo suggerendo qui di seguito alcuni spunti di lettura tratti da nostre passate pubblicazioni, a partire da quelli scritti per noi da Stefano Beggiora, da Davide Torri e dagli scatti dal Kandhamal di Fluvio Biancifiori, assieme a reportage, foto e aggiornamenti sulle azioni dei Maoisti. Un ultimo pensiero va a Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, con la speranza siano presto liberati.

Stefano Beggiora

Reportage 1
Reportage 2
Reportage 3

Raccolta contributi e aggiornamenti

Reportage fotografico di Fulvio Biancifiori

Sui Maoisti del Nepal 1, di Davide Torri
Sui Maoisti del Nepal 2, di Dvide Torri

3 Responses to "Italiani rapiti dai Maoisti. Luci e ombre sul Corridoio Rosso"

  1. Francesco Cecchini  25 settembre 2012

    La mia risposta Inviata poco tempo fa non e’ stata ancora pubblicata. Comunque il nome, di guerra, dell’ autore del sequestro e’ Panda

  2. Francesco Cecchini  25 settembre 2012

    Conosco un po’ l’ India ( impossibile conoscerla bene), compreso il Chhattisgarh ed altre regioni dove il predominio politico-militare dei naxaliti e’ evidente. Gli articoli di Stefano Beggiora sull’ India naxalita sono interessanti, meriterebbero un confronto innanzitutto sui punti dai quali dissento, per esempio mettere sullo stesso piano naxaliti e governo. Non e’ un caso che gli adivano appoggino i naxaliti. Preferisco ” Walking with comrades” della Roi. Comunque il motivo della risposta e’ che un mese o due fa e’ stato espulso dal Partito Comunista Indiano ( maoista) l’ autore del sequestre dei due italiani ( tutto sommato una gaffe politica, anche se ha ottenuto la liberazione di alcuni prigionieri politici).

  3. Tandoori  21 marzo 2012

    Bravo Emanuele…
    Si va sempre sul fatto contingente…
    Sulla notiziola che fa passare il tempo sotto un ombrellone tra una coca cola e uno spritz…
    Mai si cerca di capire le profondità delle cose…
    Mai si cerca di entrare in contatto profondo con una diversità prima di condannarla…
    Il fatto, gravissimo per carità, rende colui che lo scrive una star…
    Una star che brilla sulle ombre di chi alle ombre è avvezzo da sempre…
    Eppur sorride…
    Il ricordo che ho di questi “cattivoni” indiani è il sorriso donatomi…
    E…
    sono davvero triste per quello che succede-per quello che ci viene raccontato-per come ci viene raccontato.
    Il tuo articolo mi ha rimesso al mondo.
    Ancora grazie. Di cuore.

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