Taj Mahal hotel durante attentati di novembre 2008
Taj Mahal hotel durante attentati di novembre 2008

L’onda d’urto provocata dagli attacchi di Mumbai si è presto estesa al resto dell’India. È il caso di Bhopal, capitale dello stato del Madhya PradeshW, confinante con la giurisdizione di Mumbai, dove da giovedì le autorità hanno innalzato lo stato d’allerta. È di certo una conseguenza degli attentati di questi giorni commenta Monica Guidolin , 29enne di Castelfranco, da settembre nell’area per lavorare al dottorato in antropologia , cui si aggiunge la naturale’ tensione provocata dalle elezioni in corso in Madhya Pradesh. Qui il governo ha aumentato la presenza di forze dell’ordine nei punti sensibili della città. Tuttavia, ascoltando Monica , sembra che l’India sia abituata ad attentati e raid militari: Una decina di giorni fa mi sono spostata nelle giungle orientali, in territorio tribale continua , ma più di qualcuno in città mi aveva sconsigliato di andarci per la presenza dei guerriglieri Naxaliti Maoisti, interessati a destabilizzare la popolazione durante il periodo elettorale. Mi chiedo cosa possa succedere in vista delle elezioni nazionali di maggio! La gente di qui è davvero stanca di bombe e vittime ce l’hanno con New Delhi per i continui fiaschi delle unità anti-terrorismo.

VaranasiW: anche qui la popolazione ha inneggiato a gran voce contro il Pakistan, ritenuto diretto e principale responsabile dei fatti di Mumbai e non solo. Le manifestazioni si sono susseguite nelle strade, senza episodi particolari di violenza, anche se alcuni manifestanti hanno bruciato delle bandiere Pakistane. Qui abbiamo contattato Marco Zolli  – dottorando a Cà Foscari, esperto di estremismo hindu e indiano – racconta di “esasperazione crescente degli indiani, stanchi di subire attacchi impuniti”. Diversamente dagli attentati avvenuti nei mesi precedenti, quelli di Mumbai potrebbero rappresentare un punto di svolta importante, per lo meno nel processo di pace in corso tra India e Pakistan, messo in discussione in queste ore dai portavoce del Governo. Lo conferma anche Marco: “qualcuno qui parla di soluzioni radicali, come il ricorso alle armi nucleari, tanto è alta la rabbia. Bomba o no, i fatti di Mumbai non saranno dimenticati facilmente, e credo non potranno mancare delle ripercussioni anche pesanti”.

Commento pubblicato su “Il Gazzettino” del 29 novembre 2008 (esclusa parte su Varanasi)

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