Ranchi, 24 Marzo 2010. Lo sciopero di 48 ore indetto dai Maoisti indiani in sette stati si fa sempre più violento. Ieri un commando ha fatto saltare in aria i binari di un collegamento ferroviario in Bihar, provocando il deragliamento del treno Rajdhani Express senza causare feriti. Azione ripetuta in due località diverse da un altro gruppo di guerriglieri in Orissa, tagliando fuori anche il collegamento ferroviario Bhubaneswar-New Delhi, mentre nel corso di un attacco  nel distretto Sareikela-Kharwawan in Jharkand, avvenuto nella notte tra lunedì e martedì è stato ucciso un poliziotto di pattuglia.

La mobilitazione collettiva lanciata dai Maoisti sta interessando come detto il Jarkhand, Bihar e Orissa, ma anche West Bengal, Chhatisgarh, Andhra Pradesh e tre distretti del Maharashtra. Si tratta di una protesta per l’offensiva lanciata dal governo indiano contro i gruppi di estrema sinistra, contro l’aumento dei prezzi e contro l’arresto di alcuni quadri del movimento.    

Sempre nella giornata di ieri, è stato diffuso il comunciato del suicidio di un leader storico dei Maoisti, Kanu Sanyal, considerato uno dei fondatori del Communist Party of India (Marxist Lenist), poi divenuto ‘Maoist’, il quale si sarebbe tolto la vita in casa sua, forse a causa della depressione seguita al grave peggioramento delle sue condizioni di salute nell’ultimo anno. Sanyal proveniva da una famiglia della media borghesia, ma presto lasciò la propria casa natale per lavorare con i contadini entrando poi a far parte del movimento comunista negli anni Cinquanta. Prese parte alla rivolta di Naxalbari nel ’67, considerata un passaggio cruciale per la storia e la diffusione della sinistra in India. Non a caso, quelli che noi solitamente definiamo Maoisti, in India vengono chiamati Naxalite, riferendo appunto all’insurrezione del ’67.

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