New Delhi, 31 gennaio 2009. Sono trascorsi due mesi dagli attentati che hanno scosso Mumbai, la capitale

India Pakistan
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economica dell’India. In queste settimane, il governo di New Delhi non ha mai allentato la morsa sul vicino rivale Pakistan, accusandolo di aver svolto un ruolo centrale nell’organizzazione degli attacchi, costati la vita a 179 persone, oltre a migliaia di feriti. Per un momento si era anche aperto lo scenario di un conflitto armato, con ingenti arsenali nucleari a disposizione da entrambe le parti. Evenienza rientrata dopo l’intervento in particolare degli Stati Uniti, rappresentati dall’ex segretario di Stato Condoleeza Rice, e dall’effettiva mancanza di prove inequivocabili. Tuttavia, i sospetti su Islamabad erano sensati, così come dimostrato dai ripetuti solleciti giunti dalle autorità internazionali affinché il Pakistan agisse concretamente, collaborando con l’India per rimuovere la piaga del terrorismo. Dopo alcuni arresti e blitz delle forze di sicurezza di pachistane, serviti ad allentare la tensione con Delhi, oggi è stato annunciata l’imminente pubblicazione dell’esito di un’indagine condotta sui fatti di Mumbai da un’equipe di esperti pachistani.

Dal rapporto – cui ha riferito ai microfoni di NDTV un diplomatico pakistano, notizia rilanciata da Reuters India -, emergerebbe il fatto che gli attacchi di fine novembre non furono organizzati in Pakistan, diversamente da quanto continua a sostenere New Delhi puntando il dito sul gruppo terroristico LeT, longa manus dell’Isi. Si tratta del primo intervento ufficiale da Islamabad, cui ha riferito lo stesso premier Yousaf Raza Gilani da Davos, in Svizzera, aggiungendo che l’indagine sta per essere conclusa e l’esito sarà ufficializzato “molto presto”. A seguire, Gilani ha ribadito l’impegno del Pakistan a contrastare efficacemente le attività dei gruppi terroristici all’interno del territorio nazionale, e chi fosse implicato negli attentati di Mumbai sarebbe immediatame tratto in arresto. Sembra chiaro l’intento da parte di Islamabad di fornire all’India e all’Occidente una dimostrazione credibile delle sue buone intenzioni, adottando un’attenta strategia diplomatica. Lo conferma a Reuters India Brahma Chellaney, professore di Ricerca Politica: “I rapporti (tra India e Pakistan) rimarranno congelati per qualche tempo ancora, e non ci sono spiragli per una cooperazione significativa. E’ chiaro che il Pakistan sta facendo un gioco diplomatico”. Del resto, Stati Uniti e Gran Bretagna condividono i sospetti di New Delhi sul coinvolgimento di gruppi pakistani negli attentati di Mumbai, se pur senza riconoscere la responsabilità diretta del governo.

Non resta che aspettare, per conoscere come il Pakistan intende confutare il dossier ricevuto dall’India, nel quale sono riportae le ammissioni (presunte ndr) dell’unico terrorista sopravvissuto, poi intercettazioni telefoniche tra gli attentatori e un referente/coordinatore pakistano, oltre ad una serire di armi e munizioni di provenienza pakistana usate dal commandos di Mumbai.

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