New Delhi, 24 Dicembre 2009. Nel cuore dell’India rurale continua ad intensificarsi l’azione dei Maoisti e il Governo indiano non riesce ancora ad arginare la situazione. Poco hanno fatto i poliziotti schierati da anni con vecchi archibugi contro guerriglieri addestrati, motivati e meglio armati. Poco stanno facendo da mesi le Forze Speciali giunte appositamente dal Kashmir e dalle turbolente aree del Nordest per presidiare il Corridoio Rosso, ovvero quella striscia di territorio (estesa quanto l’Europa), che dal Bangladesh e dal confine con il Nepal scende fino all’Andhra Pradesh. Il generale “fallimento” di New Delhi nella “lotta ai Maoisti”, era emerso a fine estate dalle stesse parole del Primo Ministro Singh e dal Ministro dell’Interno Chdambaram, che è tornato ieri ad esprimersi sul problema. Chidambaram ha dichiarato la volontà del Governo indiano di intraprendere “negoziati seri” con i ribelli Maoisti. “Non sto chiedendo la resa delle armi. Sto chiedendo di finirla con la violenza. Questo creerebbe i presupposti per negoziati seri” ha aggiunto. Ma non è tutto, nel corso del suo intervento, il Ministro dell’Interno ha aperto uno spiraglio concreto per i Maoisti, facendo capire fino a che punto New Delhi sembra disposta ad arrivare, parlando addirittura di “modifiche alla Costituzione Indiana” per favorire l’introduzione di nuovi modelli di governo nelle aree tribali, atte ad incentivare lo sviluppo. “Siamo preparati ad esaminare le loro posizioni sulle questioni cruciali – ha poi sottolineato il ministro – ma non possiamo consentire alcuna trasgressione della legge o dell’ordine”.

Potremmo quindi essere ad un punto di svolta nella lunga disputa tra Governo indiano e Maoisti, anche se dalle parole ai fatti la distanza è ancora molta. Da chiedersi in quale modo si riuscirà a far sendere allo stesso tavolo i rappresentanti delle diverse fazioni in lotta? Sebbene il nemico sia indicativamente lo stesso, ovvero il Governo Indiano (considerato troppo lontano dalla realtà dei poveri e senza terra che vivono nelle aree rurali del Centro India), c’è da dire che i Maoisti non sono un unico fronte, ma con questo termine si identificano una moltitudine di gruppi spesso scollegati tra loro, che operano in aree geograficamente e culturalmente anche molto lontane, così come lontane sono le esigenze e le pretese di ciascuno. A dimostrazione di come il cambiamento, se di questo si può parlare, sia ancora allo stato germinale, è doveroso citare la dichiarazione rilasciata alla Bbc da Koteswara Rao, un leader Maoista: “Lui (Chidambaram ndr) sta offrendo pace e dialogo, ma sta inviando le forze federali ovunque stiamo operando. Non ci può prendere in giro”.

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