New Delhi, 26 Gennaio 2010. Al via in India l’offensiva contro i Maoisti in Chhattisgarh, Maharashtra, West Bengal, Jharkhand e Orissa. Spetta allo stesso Ministro dell’Interno Chidambaram il compito di coordinare le operazioni, iniziate secondo la Bbc pochi giorni fa, e attualmente in corso con “andamento soddisfacente”. “Lo scopo di questa operazione non è ingaggiare battaglie ma ristabilire l’autorità dell’aministrazione civile nelle are dominate dai Maoisti” ha dichiarato Chidambaram venerdì scorso. Difficile stabilire se e come la guerra ai maoisti denominata Green Hunt, che significa ‘caccia verde’, riuscirà ad estirpare la presenza dei guerriglieri del Communist Party of India (Maoist) dagli oltre 200 distretti interessati, su 20 stati dell’Unione Indiana. Il timore però, è quello che un nuovo Sri Lanka possa ripetersi, stavolta nelle giungle dell’India centrale, lontano dai riflettori dei media nazionali, e ancora più lontano dall’interesse delle redazioni occidentali. Le autorità indiane continuano a promettere metodi “diversi” da quelli usati da Colombo contro i ribelli del LTTE, le Tigri Tamil dello Sri Lanka, tramite una “strategia ben precisa” che non è ancora stata resa nota nel dettaglio. Da quanto si sa per ora, i soldati schierati sul campo punteranno direttamente alle menti della guerriglia, ovvero ad acciuffare i 50 leader dei Maoisti sperando c0sì di compromettere i diversi commando (ben più di 50) attivi nelle aree tribali e nelle boscose colline ricche di minerali e risorse naturali che tanto servono a sostenere la corsa dell’Elefante indiano. Sebbene New Delhi prometta un approccio soft contro “gli ultimi tra gli ultimi”, riferendo ai ribelli reclutati tra i poverissimi nullatenenti che sopravvivono a stento in un ambiente sempre più ostile, al momento ha schierato sul campo la bellezza di 42 battaglioni della Borders Security Force (BSF), della Indo-Tibetan Border Police (ITBP) e della Central Reserve Police Force (CRPF). “Noi non vogliamo operazioni in stile Sri Lanka che potrebbero causare molti danni collaterali alla popolazione civile” ha commentato Chidambaram. A quanto pare, il Ministro indiano si aspetta che le forze militari schierate sul territorio possano convincere i Maoisti a dichiarare la resa, o comunque ad accettare di sedersi al tavolo delle trattative con il governo. E se questo non accadesse? Se come accaduto nel West Bengal, il leader dei Maoisti locali (Koteswara Rao) riuscisse a fuggire alla cattura tornando a coordinare i guerriglieri? E se come accaduto nel fine settimana ancora in West Bengal, i Maoisti rifiutassero di discutere con le autorità? Forse in questo caso i metodi diventerebbero meno soft, e presto spunterebbe il nome dei Rashtriya Rifles (RR), le forze speciali dell’esercito indiano celebri per i loro metodi persuasivi, già presenti in Chhattisgarh da tempo, ma non ancora citate da Chidabaram e dagli altri. Per ragioni di chiarezza, i RR sono un’unità militare creata per fronteggiare l’insurrezione in Kashmir iniziata nel 1989 e costata quasi 70 mila vittime, inclusi molti civili. Dai resoconti sulle loro azioni, non c’è villaggio kashmiro in cui siano passati a non avere subito pestaggi, stupri, uccisioni sommarie, torture o violenze gratuite. Metodi che dopo un probabile fiasco dell’operazione Green Hunt potrebbero sostituire la linea moderata, trasformando davvero l’India nel nuovo Sri Lanka, e migliaia di civili in vittime ‘collaterali’ di un’offensiva la cui durata non potrebbe essere prevista, così come la possibilità di essere effettivamente controllata

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.