Bhopal, 19 Febbraio 2009. Il partito dei giovani nazionalisti indiani Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad (ABVP,

Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad
Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad

Consiglio degli studenti dell’India), intende lanciare una campagna contro le scuole cristiane e islamiche del Madhya Pradesh. Tale presa di posizione, è dovuta al fatto che in queste scuole non è prevista la recita quotidiana dell’inno nazionale indiano (prevista per prassi). A dichiararlo è stato Vishnu Dutt Sharma, leader del gruppo che rappresenta l’ala giovanile del Bharatya Janata Party, la destra radicale della politica indiana. Secondo Sharma, gli istituti cristiani e islamici non dedicherebbero abbastanza spazio al consolidamento dell’identità nazionale tra i giovani studenti. Ragion per cui, come riportato dall’associazione dei cattolici indiani, il referente dll’ABVP ha sguinzagliato i suoi sul territorio per scovare gli istituti con “attitudini anti-nazionali”, allo scopo di denunciarli alle autorità governative a alla polizia.

Totalmente opposto il parere delle autorità religiose sotto accusa, pronte a respingere con forza l’ennesima accusa che una delle numerose associazioni nazionaliste hindu lancia sulle ‘religioni del libro’  (ebraismo a parte). “E’ un tentativo deliberato per demonizzare le istituzioni cristiane” ha commentato padre Cajetan D’Mello, presidente dell’Associazione delle Scuole Cattoliche di Indore.

In realtà, una chiave di lettura alle pressioni esercitate dall’ABVP va ricercata nella vicinanza delle elezioni generali, che come da consuetudine ormai, vedranno il partito del Congresso, guidato dall’attuale premier Manmohan Singh, giocarsi la nomina con il rivale BJP, la destra radicale indiana cui Sharma e gli altri appartengono. Non è un segreto, che i consensi per il BJP siano calati radicalmente, per questo l’intero movimento nazionalista hindu, racchiuso sotto il cappello ideologico del Sang Parivar “gruppo di associazioni (nazionaliste hindu)”, stia remando con  forza per guadagnarsi la fiducia della popolazione hindu, che ovviamente rappresenta la stragrande maggioranza.  Per quanto fantasiosa e improvvisata, l’accusa rivolta alle istituzioni scolastiche cristiane (ed islmaiche) non può essere presa alla leggera, soprattutto dopo quanto accaduto ad agosto dello scorso anno nel distretto tribale del Kandhamal in Orissa, quando la morte di Lakshmanananda Saraswati, ispiratore del Vishwa Hindu Parishad (Vhp, Assemblea Mondiale degli Hindu, appartenente al Sang Parivar), diede inizio al pogrom dei cristiani della zona, causando decine di morti e quasi 50 mila profughi cui è tuttora precluso il ritorno nei propri villaggi, a meno che non tornino a convertirsi alla religione hindu. La linea elettorale d’emergenza intrapresa dal BJP aveva già fatto discutere ad inizio febbraio, con le pesanti dichiarazioni dei leader del partito riuniti per un summit a Nagpur, i quali dichiararono la volontà di costruire un tempio dedicato al dio Ram ad Ayodhya, rischiando di riaprire una ferita mai chiusa già costata 3000 vittime in scontri tra hindu e musulmani sul finire degli anni ’80 e inizi ’90.

2 Responses to "I nazionalisti hindu minacciano le scuole cristiane in India. “Più spazio all’identità indiana tra gli studenti”"

  1. Emanuele Confortin  12 ottobre 2009

    Ciao Riccardo,
    ebbene, considerando le complessità dell’India, a partire da quelle sociale e religiosa, è lecito affermare che gran parte del territorio sia caratterizzato da una forte tolleranza. Tuttavia, l’affermarsi degli estremismi, non solo quello hindu, ha generato situazioni altrettanto estreme. E’ vero, come dici tu, che i cristiani in India hanno portato istruzione per i più giovani e poveri, dando loro opportunità di crescita e affermazione personale prima impensate, tuttavia, le modalità di diffusione del cristianesimo nelle aree tribali continuano ad essere oggetto di discussione e al centro di accese controversie, dovute alle modalità non sempre ‘ortodosse’ con cui sono avvenute. Qui è necessario distinguere tra propaganda dei ‘rivali’ religiosi, i quali si vedono migliaia di fedeli sottratti dal successo della religione cristiana, dalla verità. Questo per dire che, secondo me, non esiste una demarcazione netta (in India soprattutto) tra religioni ‘buone’ e ‘cattive’. Purtroppo anche nelle giungle dell’Orissa o di altre regioni povere dell’India, la fede e la sua diffusione deve fare i conti con meccanismi competitivi antichi come le religioni stesse. Non condivido nemmeno il tuo parere sugli hindu. Non è vero che “non fanno una mazza…”, se conosci bene l’India non puoi certo dire una cosa del genere. Vero però che in un paese abitato da almeno 700 milioni di hindu, ci siano molte più pecore nere di quante se ne possano individuare altrove. Ciao Emanuele

  2. alla faccia della tolleranza  11 ottobre 2009

    Mi chi è quell’intelligentone cha ha scritto che in India c’è la tolleranza religiosa…tutte palle e i fatti lo dimostrano…io l’India incomincio a conoscerla bene, e i cristiani sono quelli che istruiscono i bambini e i ragazzi…specialmente dei ceti poiù poveri ..cosa che non fanno gli Indù..parlano tantoma non fanno una mazza……

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