Srinagar, 28 maggio 2009. Ancora scontri e feriti nelle strade di Srinagar, capitale dello stato del Kashmir. Stando ai racconti di diversi testimoni e alle dichiarazioni delle autorità, tra ieri e oggi 25 persone sono rimaste ferite nel corso degli scontri tra cittadini e forze di sicurezza. Tutto è iniziato con la morte più o meno accidentale di un giovane studente musulmano avvenuta nella mattinata di ieri a Srinagar. Il 20enne stava partecipando ad una manifestazione di protesta contro il controllo indiano del Kashmir – stato percepito da gran parte dei cittadini come appartenente al Pakistan -, quando è stato colpito a morte alla testa da un lacrimogeno esploso dai poliziotti schierati per controllare la folla. Immediata la reazione degli altri manifestanti, sfociata in disordini e lanci di pietre contro le barricate della polizia. Quella degli ultimi giorni, è stata la più importante protesta anti-indiana avvenuta nel tormentato stato del nordovest dall’inizio del 2009. Tra i 25 feriti ci sarebbero anche 7 agenti delle forze di sicurezza indiane, così come reso noto da Abdul Qayum, portavoce della Central Resereve Police Force (CRPF) la polizia kashmira, il quale ha aggiunto che le proteste non si sono ancora esaurite.

A pochi giorni dalla vittoria elettorale della coalizione guidata dal Congresso, e nelle ore in cui il nuovo governo prestava giuramento, era inevitabile l’emergere di tensioni e manifestazioni contro New Delhi in Kashmir. E’ questa una delle questioni cruciali da sempre per l’India, e per il vicino ‘atomico’ Pakistan, per il controllo del territorio, kashmir1composto in larga maggioranza da cittadini musulmani (propensi all’annessione al Pakistan), ma per vicissitudini storiche e politiche annesso sin dall’indipendenza all’India. Le proteste contro il controllo indinao in Kashmir si sono intensificate dall’89, e in 20 anni il numero delle vittime è di decine di migliaia, in buona parte tra i civili che ancora una volta finiscono negli ingranaggi di un sistema inafferrabile, che vede confrontarsi gruppi seperatisti legati ai servizi segreti pakistani (ISI) da un lato, e l’esercito indiano dall’altro. I primi autori di numerosi attentati terroristici, i secondi colpevoli di far passare rapimenti, omicidi mirati e violenze per azioni militari di ‘sicurezza’.

Le tensioni tra India e Pakistan sulla questione Kashmir, e i conseguenti scontri si erano ridotti a partire dal 2004, quando era stato intrapreso un promettente dialogo tra Islamabad e New Delhi, interrotto a novembre 2008 dopo gli attentati di Mumbai, per i quali l’India punta il dito sui servizi segreti pakistani.

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