New Delhi, 16 maggio 2009. L’India vive l’attesa con il fiato sospeso, in questa  AS India Electionsinterminabile notte che precede l’ufficializzazione dei risultati elettorali. Da quando si sono chiuse le urne, mercoledì scorso, le notizie su possibili scenari al parlamento di New Delhi hanno iniziato a rincorrersi, tra ipotesi e smentite. Stanotte, le priezioni finali diffuse da alcuni media mettono l’United Progressive Alliance (UPA), la coalizione guidata dal partito del Congresso, al primo posto, con un numero di seggi compreso tra i 210 e i 225 su un totale di 543 che costituiscono la Lok Sabha, la camera bassa del popolo. Staccata e non di poco la National Democaratic Alliance (NDA), guidata dal partito di Destra Bharatiya Janata Party, con 180-195 seggi, mentre il Third Front della Sinistra segue a distanza con 110-130 seggi.

Il Congresso è destinato ad imporsi come singolo partito più votato, con un bottino di 158-173 seggi stimati dagli exit poll, rispetto ai 132-147 del BJP. Maggioranza più o meno forte, il Congresso prosegue nella sua strategia delle alleanze, necessarie per dare un minimo di stabilità a quello che sarà uno dei governi più critici della storia recente dell’India, costretto ad affrontare una condizione economica pesante, e i gravosi impegni di politica estere, con il Pakistan in prima fila.  Ecco che il più importante partito indiano guarda al Tamil Nadu, importante stato dell’Unione, situato nella punta meridionale del Paese, considerato il nodo chiave per il consolidamento della maggioranza. Qui il Congresso potrebbe scaricare l’alleato storico DMK in caso non ottenesse abbastanza seggi sui 39 in ballo, siglando un accordo con il rivale AIADMK (attualmente al potere  a Chennai, capitale del Tamil Nadu).

Poche ore ancora, e scopriremo a chi spetterà il compito di portare un miliardo di indiani fuori dalla crisi e rimettere l’Elefante in corsa.

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