Guwahati, 7 aprile 2009. Ci sarebbe la mano dei separatisti dell’ULFA (United Liberation Front of Asom) dietro agli Assam Blastattacchi che ieri hanno provocato 8 vittime in 4 esplosioni diverse. I primi 3 ordigni sono esplosi nella città di Guwahati, dove oggi sarebbe dovuto giungere il premier uscente Manmohan Singh,  per un comizio elettorale.  La prima esplosione ha avuto luogo in un parcheggio affollato, davanti ad un noto ristorante di Guwahati, uccidendo 7 persone, così come reso noto dalle autorità locali, oltre a 32 feriti, alcuni dei quali sono in condizioni critiche. La seconda bomba 2 ore dopo, nei pressi dell’ospedale di Dhekiajuli, 150 chilometri a nord di Guwahati. In questo caso l’esplosivo era stato piazzato all’interno di una bicicletta, provocando 6 feriti, la metà dei quali gravi. Quasi contemporanea la terza bomba, nel villaggio di Jengpha, nel distretto di Karbi Anglong, stavolta senza provocare feriti. L’ultimo episodio a Mankachar, nel distretto di Dhubri, dove i ribelli dell’ULFA hanno lanciato delle granate nella stazione di polizia, uccidendo una persona e ferendone altre 5.

Quelli di ieri sono gli ultimi di un lunga serie di attentati che da anni rendono lo stato nordorientale dell’Assam una delle aree più instabili dell’India. In base a quanto dichiarato dalle autorità, in questi giorni cade il 30esimo anniversario della fondazione del gruppo indipendentista assamese, se poi aggiungiamo la tensione dovuta all’imminenza delle elezioni generali, si può dire che i sistemi di sicurezza non sono stati adeguati. Questa almeno sembra essere l’opinione di molti cittadini di Guwahati, scesi in strada ieri per protestare contro la scarsa prevenzione delle forze di polizia. “Le bomebe

L’ultimo episodio nemmeno una settimana fa, sempre a Guwahati, dove gli uomini dell’ULFA avevano piazzato un ordigno nel luogo in cui avrebbe dovuto svolgersi un comizio elettorale, alla presenza del ministro degli Esteri Mukherjee. Nell’occasione perse la vita un passante.   

L’ULFA comprende almeno una dozzina di diversi gruppi armati operanti in prossimità del confine con il Bangladesh, nel nordest indiano. Sebbene vengano classificati come terroristi, loro si auto-definiscono un gruppo in lotta per la libertà e l’indipendenza del proprio territorio, o comunque per una maggiore autonomia politica. Accusano New Delhi di sfruttare in modo indiscrimanato le risorse minerarie e forestali dell’Assam, a scapito dell’economia locale ed espropriando terreni ai cittadini senza indennizzi adeguati.

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