New Delhi, 5 marzo 2009. Manca poco più di un mese dalle elezioni generali, e la bagarre elettorale entra nel vivo. Il partito del Congresso, guidato dall’attuale premier Manmohan Singh, mantiene l’andamento positivo degli ultimi mesi del 2008 confermandosi come il più titolato per la vittoria alle urne. Ne sono consapevoli i rivali dell’NDA, National Democratic Alliance, la coalizione guidata dal BJP, la destra indiana, che raggruppa i principali partiti di opposizione. Per fronteggiare la crisi di consensi che nell’ultimo anno ha travolto il BJP, ieri il leader Rajnath Singh ha dato l’annuncio dell’allargamento della coalizione anche all’AGP, l’Asom Gana Parishad.  

Negli ultimi mesi, la destra radicale indiana si è sforzata di formulare un pacchetto di riforme economiche concrete, volte a risolvere il problema dell’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, che stanno gravando soprattutto sui più poveri. Anche nell’ambito della sicurezza nazionale il Bjp ha assunto posizioni chiare, promettendo il rafforzamento dei servizi di anti-terrorismo. Ciononostante, a partire dalla scorsa estate i consensi hanno subito un netto calo, quando, forte delle vittorie riportate alle elezioni statali di gennaio e febbraio, il partito guidato da Rajnath Singh fallì nel tentativo di far cadere l’accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti. Pochi mesi più tardi un altro fallimento, uscendo sconfitto alle elezioni negli stati del Rajastan e di Delhi, pur avendo pronosticato una vittoria netta. L’ultimo duro colpo a gennaio, quando Kalyan Singh, uno dei principali leader del Bjp in Uttar Pradesh, è passato al Congresso. ”Sembra che il Bjp abbia improvvisamente perso le sue carte – ha commentato Aulya Ganguli, analista politico -. Poi ha commesso l’errore di non sfruttare le carenze evidenziate dal Congresso nel campo dell’anti-terrorismo in particolare dopo gli attentati di Mumbai”.

L’ultima volta che BJP e AGP unirono le forze fu per le elezioni del 2001, quando subirono una pesante sconfitta da parte del Congresso, rompendo subito dopo l’accordo in un imbarazzante polverone di accuse.

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