New Delhi, 31 aprile 2009. Il Bharatiya Janata Party (BJP) darà una spinta ai progetti di investimento stranieri, in

Rajnath Singh, presidente del BJP

caso di vittoria alle elezioni generali. In cima alla lista delle promesse pre-elettorali ci sono anche strategie per favorire la ripresa economica, la risoluzione dei problemi regionali, soprattutto quelli legati agli investimenti, e l’intensificazione del sostegno governativo nelle aree rurali. E’ quanto dichiarato recentemente dal presidente Rajnath Singh, durante una pre-presentazione del manifesto elettorale della coalizione nota come National Democratic Alliance (NDA), guidata dal BJP. Sarebbero questi dunque, gli argomenti con i quali la destra indiana vorrebbe dar battaglia all’United Progressive Alliance (UPA), il gruppo di centro-sinistra cui fa capo il Congress Party.

Grazie alla forte e radicata presenza sul territorio, anche nelle aree rurali più remote, il BJP intende favorire la ripresa di importanti investimenti industriali come quello da 12 miliardi di dollari della POSCO, colosso sud coreano dell’acciaio, e quello della raffineria di alluminio proposto dall’inglese Vedanta Resources Plc, entrambi bloccati per anni a causa dell’opposizione dei cittadini e delle dispute legali. Stessa sorte era toccata anche ad una delle società indiane più celebri, Tata Motors, costretta a spostare in blocco il presidio produttivo della Nano, originariamente previsto in Orissa, a causa dell’opposizione degli abitanti delle aree rurali, tutt’altro che disposti a farsi soffiare la terra e legare il proprio sostentamento ad un dubbio salario da operaio.

“Faremo pressioni per favorire investimenti pesanti in mega progetti, in modo da salvare l’India dagli effetti della recessione”, ha commentato Singh nel corso di un’intervista, aggiungendo che “l’attuale governo (guidato dal Congresso, principale rivale del BJP ndr) manca di forza di volontà, direzione e interesse per capire cosa sia meglio per l’India, ed è questa la ragione per cui così tanti progetti sono stati sospesi nei territori orientali” .

Il BJP ottenne il potere per la prima volta negli anni ’90, sull’0nda del revivalismo hindu innescato (anche) dall’ondata riformista e dalla liberalizzazione del mercato indiano che ha preceduto il ‘miracolo economico’ del paese. Secondo il leader della destra hindu, il BJP avrebbe maggiori chances di rilanciare l’economia indiana e gli investimenti stranieri rispetto al Congress Party, quest’ultimo troppo condizionato dagli alleati di sinistra, che in effetti dal 2004 ad oggi hanno più volte fatto ostracismo, a scapito dello sviluppo.

Sonia Gandhi, presidente del Congress Party
Sonia Gandhi, presidente del Congress Party

Resta da vedere come il BJP riuscirà a sostenere le micro economie di sussistenza, basate sull’agricoltura, cui restano vincolati più di 500 milioni di indiani residenti nei villaggi. “Intendiamo accrescere il potere d’acquisto dei contadini, che sono i principali consumatori e produttori, quindi vogliamo vederli crescere” ha commentato Singh.  

In caso di rielezione, il BJP promette la ripresa delle privatizzazioni avviata tra il 1999 e il 2004 (sospesa dal Congresso), orientata soprattutto alle operecome infrastrutturali, come la costruzione della superstrada da 8 miliardi di dollari rimasta bloccata a causa della mancanza di fondi. “Il governo ha semplicemente disfatto ciò che noi avevamo ottenuto negli ultimi anni – ha aggiunto Rajnath Singh -, noi vorremmo vedere giungere maggiori investimenti stranieri, anche se saremo attenti a salvaguardare l’economia nazionale”.

Anche nell’ambito della sicurezza nazionale il Bjp ha assunto posizioni chiare, promettendo il rafforzamento dei servizi di anti-terrorismo. Ciononostante, a partire dalla scorsa estate i consensi hanno subito un netto calo, quando, forte delle vittorie riportate alle elezioni statali di gennaio e febbraio, il partito fallì nel tentativo di far cadere  l’accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti. Pochi mesi più tardi un altro fallimento, perdendo le elezioni negli stati del Rajastan e di Delhi, pur avendo pronosticato una vittoria netta. Poi a gennaio, quando Kalyan Singh, uno dei principali leader del Bjp in Uttar Pradesh, è passato al Congresso, per arrivare alla recente separazione dal BJD, il partito di maggioranza in Orissa, passato al Third Front comunista. ”Sembra che il Bjp abbia improvvisamente perso le sue carte – ha commentato Aulya Ganguli, analista politico -. Poi ha commesso l’errore di non sfruttare le carenze evidenziate dal Congresso nel campo dell’anti-terrorismo in particolare dopo gli attentati di Mumbai”.

Difficoltà o meno, non c’è dubbio che il BJP tenterà in ogni modo di consolidare la fiducia degli elettori, promettendo una svolta anche sul fronte pachistano attraverso una più intensa cooperazione con gli Stati Uniti, e chiedendo a Washington di tagilare gli aiuti economici al Pakistan, se pur promettendo ad Islamabad tutto il sostegno militare necessario per contrastare l’emergenza terrorismo.

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