presidente-bjp2New Delhi, 9 febbraio 2009. Ieri a Nagpur, nello stato del Maharashtra, si è chiusa la convention che ha riunito i leader del Bharatiya Janata Party, il “partito popolare indiano” presieduto da Rajnath Singh, prima di affrontare la fase finale della campagna elettorale. Nel corso della due giorni, sono stati ribaditi i punti fondamentali del programma, con cui il principale partito di opposizione intende sfidare il Congresso alle elezioni generali di fine aprile inizio maggio. “Prosperous India, secure India” è lo slogan ribadito dal vice presidente Mukhtar Abbas Naqvi, davanti a 8000 dirigenti, sottolineando in questo modo l’attenzione per temi mai come ora attuali: la crisi economica e il terrorismo. Tuttavia, il progressivo calo di consensi subito nel 2008, e la consapevolezza di dover ravvivare l’ardore nazionalistico degli hindu, i principali seguaci del partito della destra radicale, hanno reso necessaria la messa in atto di una strategia aggressiva, capace di fungere da legante per milioni di indiani. La soluzione, proposta dagli uomini di Rajnath Singh, è stata promettere la ricostruzione del tempio di Ram ad Ayodhya (stato dell’Uttar Pradesh) in caso di vittoria alle urne.

Torna così ad aprirsi una delle pagine più nere della storia recente dell’India, segnata da sanguinosi scontri tra estremisti hindu e musulmani, che da decenni si contendono il diritto di culto nella città natale di Ram, importante divinità hindu celebrata dall’epica in lingua sanscrita con il Ramayana. In questo contesto agirono i leader del VHP (Vishwa Hindu Parishad), che assieme al RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh), rientra nel Sangh Parivar “gruppo di organizzazioni” nazionaliste hindu, operanti in tutta l’India per diffondere e affermare l’ideologia di V.D. Savarkar, coniatore nel 1923 del termine Hindutva, in base al quale è hindu “chi considera la Terra di Bharat (l’India) dall’Indo all’Oceano, terra sacra e terra patria”. La propaganda degli ispiratori del VHP, investì la Babri Masjid di Ayodhya, moschea edificata dall’imperatore moghul Babur nel XVI secolo,  sostenendo occupasse il luogo in cui nacque Ram, per giunta sulle macerie di un precedente tempio hindu. Le tensioni aumentarono negli anni ottanta, giungendo al loro culmine tra il 24 e il 27 ottobre 1989, quando nella città rurale di Bhagalpur confluirono diverse processioni di hindu, giunti da ogni parte del Paese portando mattoni consacrati da usare per la costruzione di un nuovo tempio dedicato alla divinità, ovviamente al posto della Babri Masjid. Inizialmente i manifestanti lanciarono provocazioni ai rivali  gridando lo slogan “discendenti di Babur andatevene in Pakistan o al cimitero”, e di li a poco iniziò una sanguinosa caccia al musulmano, causa di 1500 vittime (altrettante seguirono negli anni successivi), tra le quali molti bambini, donne e vecchi, oltre a 35000 profughi. Il bilancio fu aggravato dall’appoggio della polizia, una costante in occasione delle azioni attuate dai fondamentalisti hindu, così come osservato per il pogrom dei cristiani ad agosto 2008, nel distretto tribale del Kandhamal in Orissa, anche in quel caso ispirato dal VHP. Le agitazioni sollevate ad Ayodhya, dove il 6 dicembre 1992 fu rasa al suolo la moschea, contribuirono a rafforzare l’immagine del Sangh Parivar, alimentando le fila dei sostenitori del suo braccio politico: il Bjp. 

Come avvenne negli anni Nvanta, allo stesso modo, lappello lanciato da Rajnath Singh alla convention di Nagpur dovrebbe risollevare le sorti del partito. Poche ore dopo l’azzardo però, perchè di questo si tratta, dei nazionalisti hindu, sono giunte le prime accuse, volte a sottolineare la possibilità si accendano nuovi scontri in Uttar Pradesh, ma anche in altre aree ‘critiche’ come il Gujarat. Critiche sono poi arrivate dai leader hindu di alcuni partiti rivali, per i quali è inaccettabile l’utilizzo di una divinità tanto importante come Ram, per fini propagandistici. Infine, a smontare le aspettative del Bjp ci hanno pensato gli analisti indiani, secondo i quali la prospettiva di vedere nuovamente aperta la questione Ayodhya, e il riaccendersi delle tensioni tra hindu e musulmani, potrebbe remare nel senso opposto. Questione di priorità: la ripresa economica è l’aspettativa principale degli elettori, seguita a breve dalla lotta al terrorismo, che risponde alle crescenti esigenze di sicurezza e stabilità interna. Condizioni che verrebbero di certo a cadere se il Bjp tenesse realmente fede alle promesse.

Negli ultimi mesi, la destra radicale indiana si è sforzata di formulare un pacchetto di riforme economiche concrete, volte a risolvere il problema dell’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, che stanno gravando soprattutto sui più poveri. Anche nell’ambito della sicurezza nazionale il Bjp ha assunto posizioni chiare, promettendo il rafforzamento dei servizi di anti-terrorismo. Ciononostante, a partire dalla scorsa estate i consensi hanno subito un netto calo, quando, forte delle vittorie riportate alle elezioni statali di gennaio e febbraio, il partito guidato da Rajnath Singh fallì nel tentativo di far cadere l’accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti. Pochi mesi più tardi un altro fallimento, uscendo sconfitto alle elezioni negli stati del Rajastan e di Delhi, pur avendo pronosticato una vittoria netta. L’ultimo duro colpo a gennaio, quando Kalyan Singh, uno dei principali leader del Bjp in Uttar Pradesh, è passato al Congresso. “Sembra che il Bjp abbia improvvisamente perso le sue carte – ha commentato Aulya Ganguli, analista politico -. Poi ha commesso l’errore di non sfruttare le carenze evidenziate dal Congresso nel campo dell’anti-terrorismo in particolare dopo gli attentati di Mumbai”.

Mancano poco più di due mesi all’inizio delle elezioni generali, quando più di 670 milioni di indiani andranno alle urne, scegliendo così a chi spetterà la guida del governo per i prossimi 5 anni. In queste settimane, la campagna elettorale entrerà nel vivo, e come da tradizione vedrà fronteggiarsi i due principali partiti indiani, il Congresso e il Bjp, a capo di altrettante coalizioni.

One Response to "Elezioni indiane: il Bjp rilancia la propria immagine, “se ci votate ricostruiremo il tempio di Ram ad Ayodhya”"

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