New Delhi, 16 maggio 2009. L’UPA, la coalizione guidata dal Congresso migliora rispetto alle elezioni generali del Lok Sabha2004, aggiudicandosi 253 seggi su un totale di 543, segnando un +32 rispetto 5 anni fa. Male la Destra, con l’NDA a 90 seggi di distanza (163), rispetto ai 208 del 2004. Il Third Front guidato dal Communist Party of India (Marxist) perde 34 seggi, totalizzandone appena 83, mentre il Forth Front ne ottiene 28, meno 36 sul 2004.

Vittoria netta del Congresso dunque (come riassunto dalle grafiche qui a lato, tratte da NDTV), riconosciuta anche dall’opposizione del BJP che ha manifestato un certo disappunto dopo l’ufficializzazione dei dati. Ciò dimostra che il partito presieduto da Sonia Gandhi è stato in grado di risollevarsi dopo le ‘tempeste’ del 2008, iniziate con gli attentati di Mumbai del 26 novembre, e rafforzate dai dati di un’economia in recessione, mai come ora bisognosa di riforme. Ai meriti politici del Congresso, abile a mettere in corsa il giovane Rahul Gandhi, bravo a rinverdire l’immagine di un partito ‘storico’ in tutti i sensi, vanno aggiunti i demeriti del BJP, incapace di approfittare di una situazione vantaggiosa che avrebbe potuto fare la differenza durante le votazioni. Per Rajnath Singh e Lal Krishna Advani pesa la scelta strategica di puntare sul rilancio dell’ideologia nazionalista hindu che da sempre anima il BJP, mettendola talvolta in primo piano rispetto tematiche considerate più importanti dagli elettori, quali strategie per proiezioni1l’aumento dell’occupazione e la riduzione dei prezzi dei beni di prima necessità. Incombenze cui la Destra ha risposto proponendo un programma di privatizzazione del pubblico, e una posizione netta (come avviene da sempre del resto) nei confronti del vicino Pakistan.

Non è un caso quindi, se come singoli partiti (e non coalizioni), Congresso e BJP hanno ottenuto risultati opposti, con il partito della Gandhi salito di 51 seggi rispetto al 2004, per un totale di 196, mentre Advani e gli altri hanno patito una perdita di 19 seggi, arrivando a 119 in totale. Duro colpo anche per la Sinistra, con i Comunisti Indiani scesi di 36 seggi, per un totale di appena 26, a dimostrazione di come il popolo indiano continui a credere nella democrazia, anche se di facciata, preferendo posizioni moderate soprattutto in tempi difficili.

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