New Delhi, 21 aprile 2009. Tra le novità delle elezioni generali indiane per il india-flag2009, c’è il crescente numero di nuovi partiti e cadidati indipendenti. Si tratta di micro realtà politiche, in molti casi rappresentate da singoi individui, che puntano ai giovani abitanti delle grandi città indiane, e agli elettori appartenenti alla sempre più numerosa classe media indiana. Per quanto le ambizioni debbano necessariamente fare i conti con la realtà dei numeri, sia alle urne che di budget in campagna elettrale, il fenomeo, perchè di questo si tratta, scaturisce da un’insofferenza dilagante verso partiti ‘dinastici’ legati a famiglie storiche indiane (i Gandhi-Nehru per primi), e alla corruzione endemia della classe politica. Alcuni di questi gruppi, si sono rafforzati dopo gli attentati di Mumbai del 26 novembre 2008, come il Lok Satta Party, partito di appna 3 anni guidato nella capitale economica indiana da Surendra Srivastava, e in corsa in 3 stat dell’Unione. C’è poi la consapevolezza, che con il boom economico degli ultimi anni, il peso degli elettori delle città è cresciuto, superando quello degli indiani isediati nelle aree rurali, oggetto delle mire politiche sin dall’indipendenza nel ’47.

“La classe media considera la politica sporca e se ne tiene alla larga, ma ci sono anche diversi giovani capaci in grando di assumersi delle responsabilità”, ha commentato a Reuters RV Krishnan, pesidente del Professionals Party of India (PPI) di Mumbai.

Ad oggi, le chances che qualcuno di questi indipendenti ottenga risultati degni di nota è fuori discussione. Basti pensare che nel 2004 furono solo 5 i partiti ad ottenere dei seggi, su un totale di 2400 in corsa. Tuttavia, queste realtà così numerose e radicate nelle arree urbane possono intaccare la credibilità dei partiti nazionali, così come affermato la scorsa settimana dallo stesso premier uscente Manmohan Singh.

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