New Delhi, 15 maggio 2009. E’ iniziato il conto alla rovescia per la definizione india-candels2della Lok Sabha, la camera bassa del popolo, votata nel corso dell’ultimo mese dagli elettori indiani. Inutile ripetere numeri e cifre triti e ritriti nelle ultime settimane, per dare la misura della macchina elettorale indiana. Ormai quanto si doveva e poteva sapere sulle elezioni generali della più popolosa democrazia mondile è stato svelato. Ciò che resta un’incognita, è il risultato scaturito dalle ultime settimane di voto. Mancano poche ore ancora, probabilmente domani mattina al nostro risveglio (in India sarà circa mezzogiorno), potremmo già capire se come vociferano gli ‘esperti’ interpretando exit pool e ovviamente sparando nel mucchio, il Congresso e la coalizione cui fa capo, l’UPA, avranno davvero prevalso sul Bharatiya Janata Party, alla guida dell’NDA. C’è poi il Third Front, costituito da un insieme di importanti partiti regionali con ‘un piede’ a sinistra, tenuti assieme dal legante dei Communist Party of India (Marxist), uscito dall’UPA poche settimane prima dell’apertura delle urne.

Dando per buona la versione di un Congresso vincente, seguirebbe la riconferma di Manmohan Singh alla carica di primo ministro, lasciando aperta l’evenienza di un passaggio di testimone con Rahul Gandhi, magari tra un paio d’anni. Si tratta ovviamente di supposizioni, quindi versioni dei fatti non proprio fondate, anche se supportate dai dati messi febbrilmente in circolazione dalle ‘polling agency’, per le quali sembra tuttavia scontato come il governo che andrà a guidare la terza economia asiatica, disporrà di una maggioranza risicata e non del tutto stabile. Questo in un contesto di totale recessione, con i prezzi dei beni di prima necessità in rialzo costante, usati dall’opposizione come arma per indebolire chi detiene il potere, costretto a vedersela con altre incombenze non proprio leggere, leggasi il vicino Pakistan, dove la situazione peggiora di giorno in giorno.

Una delle agenzie più quotate in India per gli exit pool è la C-Voter, secondo la quale la coalizione dell’UPA potrebbe aggiudicarsi dai 189 ai 201 seggi sui 543 disponibili. L’opposizione dell’NDA oscillerebbe tra i 183 e i 195 seggi. Una maggioranza risicata dunque, sulla quale pesa l’incognita del Tamil Nadu, importante stato del sud che vale la bellezza di 39 seggi, attualmente governato dal Dravida Munnetra Kazhagam (DMK). Ciononostante, il partito presieduto da Sonia Gandhi ha recentemente perso l’appoggio di diversi partiti regionali, in particolare quello del Pattali Makkal Katchi (PMK), riducendo il proprio peso in Tamil Nadu. Situazione complessa anche per la Destra indiana, che ha visto il BJP tentare molte strade pur di costruire alleanze regionali nel sud, trovandosi però con appena un paio di partiti su cui fare affidamento.   

Per Congresso e BJP, ciò significa che la posta si gioca sull’appoggio ottenuto tra i partiti regionali e i Comunisti (i quali potrebbero virare dal Third Front all’UPA dopo l’uscita dei risultati), limitando di sicuro la libertà d’azione e di riforma del governo. Lo dimostra l’opposizione all’interno dell’UPA fatta dai Comunisti nel 2008, in occasione della firma del Nuclear Deal tra India e Stati Uniti. Resta il fatto che il CPI (M) guidatoda Prakash Karat, non intende concedere al BJP la possibilità di andare al potere, e attuare le riforme promesse in campagna elettorale, parte delle quali volte ad un incremento della privatizzazione del pubblico e al rilancio economico attraverso una maggiore liberalizzazione, altre rientranti nella strategia di ‘induizzazione’ dell’India, su cui il partito nazionalista hindu è tornato a puntare con forza durante la campagna elettorale. “I parti di Sinistra e i nostri alleati del Third Front non consentiranno al BJP un’opportunità di installare il suo governo” ha commentato ieri Karat.

In conclusione, per il Congresso l’unia chance di aggiudicarsi una maggioranza degna di questo nome è attraverso il supporto (probabile ma non scontato) dei Comunisti, mentre per il BJP sarà necessaria la definizione di nuove alleanze nelle prossime ore, attività in cui la Destra indiana si è dimostrata più abile del Congresso.

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