New Delhi, 3 aprile 2009. I principali partiti in corsa per la Lok Sabha (la india-povertacamera bassa del popolo) sono da mesi impegnati a tenere salde le alleanze esistenti, o a stabilirne delle nuove in particolare con i partiti regionali degli stati dell’Unione Indiana. Se negli ultimi quattro anni il Congresso è riuscito a governare grazie ad una coalizione piuttosto stabile, le cose per il principale partito indiano sembrano destinate a cambiare. Colpa dell’allontanamento di molti sostenitori storici, con i Comunisti Indiani in prima fila, seguiti da altri importanti partiti regionali, che si sono staccati “definitivamente” andando a rinforzare il Third Front, in cui confluiscono tutti i principali partiti indiani di sinistra. Storia simile per la destra hindu guidata dal Bharatiya Janata Party (BJP), impegnato ad arginare le falle al sud, in particolare in Tamil Nadu, ma indebolito anche a nord, con l’allontanamento di alcuni alleati interessati al voto di milioni di musulmani, quindi poco propensi a condividere le posizioni radicali dei nazionalisti hindu.Basti pensare che il BJP ha messo in corsa per la campagna elettorale Varun Gandhi, discendente della celeberrima dinastia Nehru-Gandhi, arrestato di recente per alcune gravi dichiarazioni anti-musulmane. A questo si somma la promessa fatta agli elettori di voler edificare, in caso di vittoria, il tempio di Ram ad Ayodhya, sulle macerie di una mochea da anni oggetto di contesa e gravi scontri tra hindu e musulmani.

Le difficoltà incontrate da entrambi, Congresso e BJP, potrebbero portare al potere una coalizione fragile, minata da insanabili dissidi interni, e destinata a cadere prima della formazione di un governo degno di questo nome. A dare inizio a questa situazione di incertezza, è stata come accennato prima, la separazione dei Comunisti indiani, i quali hanno prima dichiarato la propria indipendenza dalla coalizione guidata da Sonia Gandhi (presidente del Congresso), per poi finire a capo del Third Front, come viene identificata la cordata dei partiti di sinistra, forte del sostegno di molti partiti regionali. Per quanto sembri improbabile l’effettiva competitività del ‘terzo fronte’, rimane il fatto che i Comunisti indiani godono di una forte presa sulla popolazione a livello locale, dovuta all’attività di sensibilizzazione  esercitata dai partiti regionali, se non provinciali, confluiti nello stesso calderone, e in grado di convogliare molti voti, soprattutto nelle aree rurali. Per quanto sia difficile vedere un nuovo primo ministro emergere dal Third Front, sarà comunque necessaria, per il premier eletto, un’ intensa attività di mediazione per portare dalla propria parte i voti raccolti dai partiti regionali, stringendo alleanze che, come è ovvio, hanno un prezzo politico.

In questo quadro, gli investitori indiani non sembrano affatto fiduciosi, quindi difficilmente potranno dare la spinta necessaria alla ripresa. Un governo fragile, rischia di essere abbattutto ancor più in fretta se sommiamo la congiuntura economica in atto,  la perdita di posti di lavoro e il calo dei consumi. Per arrivare ad una ripresa economica, l’India deve percepire un cambiamento, a partire dalle rigide leggi sul lavoro.

Non bisogna poi scordare che per una nazione sovrapop0lata come l’India, dove vivono 1,1 miliardi di individui, servono riforme sociali reali, che risolvano problemi impellenti come l’aumento dei prezzi degli alimenti. Se questo può rappresentare un problema in Europa, diventa una piaga quando   centinaia di milioni di persone vivono sotto il livello di povertà. Ecco che la battaglia – a partire dal 16 aprile, giorno di apertura delle urne, vedrà confrontarsi l’United Progressive Alliance (UPA) guidata dal Congresso, e la National Democratic Alliance (NDA) del Bharatiya Janata Party -,  non sarà solo questione di ideologia o appeal dei leader politici, ma dovrà fare i conti con i bisogni reali della gente. Lo dicono gli analisti indiani, i quali hanno stilato una sorta di ‘lista delle priorità’  degli elettori, dalla quale spicca al primo posto la questione dei prezzi degli alimenti. Segue la necessità di avere risposte concrete alla crisi economica in atto. Poi il problema della sicurezza nazionale, volta agli attentati terroristici di matrice islamica, ma anche all’instabilità delle aree rurali, dove si intensificano le azioni dei guerriglieri Naxaliti-Maoisti.

Con queste premesse, sono state diffuse delle previsioni sul possibile esito delle votazioni che si chiuderanno il 13 maggio. Il Congresso gode del 21% delle chance di elezione senza l’appoggio dei Comunisti, mentre in caso di rinnovata alleanza si salirebbe al 33%. Meglio l’NDA guidato dal BJP, con il 23% delle possibilità di prevalere alle urne. A sorpresa, il gruppo più titolato alla vittoria finale è quello della sinistra indiana del Third Front, con un pesante 24%.

Si aprono oggi ufficalmente le urne per queste attesissime elezioni, e mai come ora ogni scenario rimane aperto. Che a prevalere sia il Congresso, il BJP o il Third Front, l’India ha un forte bisogno di stabilità politica, per uscire dalla difficile situazione in cui si trova.

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