New Delhi, 21 Gennaio 2013. Rahul Gandhi, il 42enne rampollo dell’inossidabilie dinastia politica indiana è stato promosso vicepresidente del National Congress Party, il principale partito indiano, rappresentante del Centro-sinistra, attualmente al governo . La nomina è avvenuta sabato scorso, a seguito di una risoluzione approvata durante un summit di alto livello tra i dirigenti del partito, ripristinando così l’asse di potere tradizionale del congresso, aperto nel post indipendenza da Jawaharlal Nehru e proseguito fino ai nostri giorni quasi inalterato. Se il posto di numero 2 del partito è andato a Rahul Gandhi, la guida del Congress rimane saldamente nella mani di sua madre Sonia, italiana di origini, posizionata da Forbes al sesto posto nella classifica delle donne più influenti al mondo nel 2012. A poco più di un anno dalle elezioni generali (primavera 2014, data esatta non ancora stabilita), il Congresso sembra stia lanciando un segnale deciso agli elettori, indicando in Rahul il nuovo candidato alla carica di Primo Ministro dell’Unione Indiana, anche se la conferma ufficiale non è ancora stata diffusa. Sono anni che il giovane Gandhi viene invitato a scendere nella più cruenta arena politica indiana, tuttavia si è sempre dimostrato riluttante, malgrado la pluriennale esperienza acquisita, malgrado il supporto dei più navigati politici disponibili sulla piazza, e di un elettorato di milioni di giovani che stravedono per lui. Di certo il nuovo vicepresidente del Congresso sembra l’alternativa migliore a sostituire l’ormai 81enne Manmohan Singh, l’attuale premier che secondo molti nel 2014 si accontenterà di un ruolo meno impegnativo, se non addirittura uscirà dalla scena politica a causa delle sue condizioni di salute precarie. Sonia Gandhi ha recentemente annunciato che la campagna elettorale per le elezioni del 2014 sarà rivolta in particolare ai giovani. L’India infatti possiede il più vasto elettorato under 20 al mondo, composto da centinaia di milioni di neo elettori pronti ad andare alle urne per la prima volta. Il fatto che Rahul Gandhi sia stato per anni leader di importanti associazioni giovanili come il Youth Congress (il Congresso dei giovani) e la National Students Union of India (l’associazione studentesca nazionale) svela probiblmente la sua effettiva candidatura. Malgrado a 42 anni Rahul non sia il più giovane politico indiano, la sua candidatura andrebbe sicuramente a sbilanciare verso il basso l’età media della classe dirigente assestata sui 65 anni.

Altrettanto incerta è la definizione dell’altro candidato alla carica di premier indiano nel 2014, tra le fila del Bharatiya Janata Party, l’opposizione di destra che da alcuni anni soffre una certa impopolarità nel Paese, dovuta in parte all’intransigenza dell’ideologia politica. Qualche settimana fa abbiamo anticipato su Indika la possibile candidatura di Narendra Modi, in questo momento storico di certo il leader del BJP di maggiore successo, recentemente confermato alla guida dello stato occidentale del Gujarat. Sul nome di Modi pesano tuttavia i ripetuti scandali e le pesanti accuse di corruzione emersi durante gli anni del precedente mandato. Va poi considerata l’accusa di aver in qualche modo favorito il dilagare delle violente rivolte tra hindu e musulmani scoppiate in Gujarat all’indomani della sua prima nomina nel 2002. Si trattò di una carneficina costata quasi 1.000 vite, in gran parte cittadini musulmani, che ha lasciato una profonda ferita nello Stato situato al confine con il Pakistan. La vulnerabilità di Modi su tematiche collegate alla xenofobia è palese, e non a caso nei giorni scorsi Sushilkmar Shinde, ministro dell’Interno del Congress, ha accusato il BJP e le altre organizzazioni satellite della destra indiana di mantenere attivi sul territorio dei centri di “formazione per terroristi” di estrema destra, responsabili secondo Shinde di diversi attentati costati molte vite. Le accuse del ministro dell’Interno sono state prontamente smentite da Sonia e Rahul Gandhi, i quali probabilmente stanno cercando di non indirizzare la campagna elettorale alla ricerca di scheletri negli armadi per il rischio di danneggiare anche il Congress, vulnerabile a causa dei gravi scandali per corruzione ancora aperti. Altro punto a sfavore di Modi è la sua impopolarità tra i musulmani, minoranza religiosa e culturale in india composta però da centinaia di milioni di elettori che negli ultimi anni hanno sciolto il riservo da sempre nutrito verso la destra indiana, creando un bacino di voti mai come ora indispensabile per il BJP. Le posizioni anti-islamiche di Modi sono ben note alla dirigenza del BJP, e una sua candidatura alla carica di premier potrebbe rivelarsi un autogol politico senza precedenti.

 

2 Responses to "Rahul Gandhi è il n. 2 del Congress Party. Sarà lui il nuovo candidato premier?"

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