20 Novembre 2010. Cari lettori di Indika, mancano poche ore ormai alla partenza, ad un nuovo ritorno all’India. Poco fa, mentre rivedevo la traccia dell’itinerario da seguire nelle prossime tre settimane, mi sono reso conto che 10 anni fa, proprio in autunno, giungevo per la prima volta a New Delhi. Ero assieme a Monica, ma il gruppo comprendeva anche gli amici Mauro, Lia ed Alessandro. Ricordo l’uscita dall’Indira Gandhi International Airport, ai miei occhi di allora un luogo dantesco, immerso nell’oscurità della notte indiana, puntellata dalle fioche luci giallognole che accendono mestamente l’aria polverosa della periferia. Ricordo i cani, le matasse di fili dell’elettricità aggrovigliati ovunque, la gente riversa sui marciapiedi in attesa di un nuovo giorno, dell’inizio di una nuova lotta. Come dimenticare poi le vacche, capaci di trasformare ogni incrocio in un gorgo di veicoli strombazzanti. Le stesse vacche che il governo indiano ha voluto allontanare dal centro della capitale, per levarsi di dosso quell’immagine di democrazia ‘drogata di religione’, ormai percepita dagli stessi indiani come un limite al successo della New India nel mondo. 

Dicevo 10 anni dal primo incontro, mentre quello in procinto di iniziare è l’ottavo viaggio, per il quale le aspettative sono sempre le stesse: vivere una terra amata, trarne storie e immagini, ma soprattutto insegnamenti. Sarò da solo, come spesso accade ormai. L’arrivo di domani è previsto a Calcutta, città affascinante, grandiosa, della quale ho letto e sentito molto, ma che non ho ancora avuto modo di vedere. Si tratta della capitale culturale dell’India, un luogo in cui tutte le religioni, indiane e non, convivono senza particolari attriti. Calcutta è l’ex capitale dell’impero britannico in India, per questo ricca di testimonianze di un tempo andato, ma non del tutto sepolto nella memoria. In questa città poi, si concentrano alcune delle più prestigiose università indiane, circondate da centri culturali, caffè e altri luoghi di incontro, in cui gli intellettuali, oggi come nel passato, si confrontano sui temi caldi del Paese. Tra i luoghi da vedere, non perderò di certo il leggendario Kali Ghat con il tempio antistante, dove i devoti alla Dea si riuniscono ogni giorno, a decine di migliaia per pregare e porgere omaggi. Ci sono poi le vie congestionate della città vecchia, dove resta viva la tradizione degli uomini cavallo, così chiamati perchè trainano a piedi nudi i loro rikshaw e i passeggeri caricati sul sedile. Punterò poi all’ospedale fondato Anjeza Gonxhe Bojaxhiu meglio nota come Madre Teresa di Calcutta, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita.

Lasciata Calcutta, inizierò una lunga discesa verso il cuore dell’India, attraverso alcune delle aree più remote del Paese, anche note come Corridoio Rosso. West Bengal, Bihar, Jharkhand, Chhattisgarh e Madhya Pradesh, poi ancora giù, fino all’Andhra Pradesh. Tra le varie tappe previste per quella che si preannuncia una ‘corsa’ contro il tempo, la più lunga e importante sarà in Madhya Pradesh, dove rivedrò Monica, nel ‘suo’ villaggio di adozione. per almeno otto giorni le darò una mano a raccogliere informazioni, testimonianze, immagini, da usare per la sua ricerca di dottorato. Una volta lasciata Monica e i villaggi tribali, scenderò a Nagpur per vedere l’ashram fondato da Gandhi all’epoca della sua lotta nonviolenta, divenuto negli anni Quaranta una sorta di capitale alternativa dell’India. 

Confido di mandarvi qualche aggiornamento ‘in diretta’ durante il viaggio, tuttavia temo riuscirò a reperire ben poche postazioni internet, … vedremo. Vi preghiamo di scusarci se da qui a metà dicembre Indika rimarrà un pò silenzioso, ma come spesso si legge nei cartelli dei cantieri stradali: “stiamo lavorando (anche) per voi”. Al nostro ritorno avremo tanto da raccontare, aspettateci! Ora torno ai preparativi… non vedo l’ora di atterrare, di alzare il naso, odorare l’aria e salutare nuovamente la mia seconda casa.

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