3 Gennaio 2009, il governo iniano da fiducia al Pakistan riconoscendo la validità del suo tentativo di fare chiarezza sulle responsabilità degli attentati di Mumbai, attraverso l’imminente pubblicazione di un dossier. Tuttavia, New Delhi torna a riprendere Islamabad per il suo scarso impegno nell’azione concreta contro i gruppi terroristi operanti nel suo territorio. Lo ha affermato nel weekend M.K. Narayanan, consigliere della sicurezza nazionale, in un’intervista alla alla CNN-IBN, ripresa ieri da Reuters India. Sembra chiara l’intenzione di Narayanan e del governo dell’India, di responsabilizzare il Pakistan affinchè intensifichi la caccia ai milizani del Lashkar-e-Taiba, il gruppo terroristico pakistano accusato dei terribili attentati di fine novembre a Mumbai, quando furono uccise 179 persone. L’accusa del Raw (i servizi segreti di New Delhi), non rimane cirscoscritta al LeT, ma è estesa all’Isi, gli 007 pakistani, dei quali sono noti da tempo i legami con diverse cellule terroristiche. A sostegno della propria teoria, le autorità indiane hanno un articolato dossier contenente le confessioni dell’unico attentatore sopravvissuto ai giorni di Mumbai, poi intercettazioni telefoniche degli uomini del commando con dei coordinatori in Pakistan, infine il ritrovamento sui luoghi degli attentati di armi pakistane.

“Sembra che il Pakistan stia facendo un tentativo di arrivare alla verità” ha commentto Narayanan, a due giorni dalle dichiarazioni di un diplomatico di Islamabad, che annunciava la pubblicazione di prove che dimostrerebbero come gli attentati nella capitale economica dell’India non furono pianificati in Pakistan.

La serietà dimostrata dal Governo pakistano in merito alle presunte prove e al dossier, sembra abbia preso New Delhi in contropiede, costretta ora ad attendere l’esito dell’indagine per elaborare a sua volta delle contro-prove. Lo ha confemrato Siddharth Varadarajan, esperto del prestigioso quotidiano indiano The Hindu, secondo il quale “c’è confusione nel governo in merito alle conclusioni cui vogliono arrivare a riguardo della replica pakistana”. L’indecisione indiana, sembra essere dovuta alla fragilità delle prove presentate finora, destinate ad essere smontate dal dossier del governo pakistano, cui si aggiunge la marcia indietro di Gran Bretagna e Stati Uniti, fino a prima sostenitori della tesi di New Delhi.

Narayanan ha comunque ribadito la scarsa disponibilità all’azione da parte del Pakistan, definendo gli interventi compiuti finora come “esercizi cosmetici”, cercando così di sottolinearne la scarsa incisività. “Ciò che realmente vogliamo – ha concluso – è che le menti ispiratrici degli attentati di Mumbai siano affidate alla giustizia”.

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