Ranchi, 22 luglio 2009. I Maoisti indiani tornano ad occupare le prime pagine dei giornali indiani. Non è la Singh Gandhiconseguenza dell’ennesima azione di guerriglia, ma di alcune pesanti dichiarazioni rilasciate nella giornata di ieri, quando è stata annunciata l’intenzione di voler uccidere il premier Manmohan Singh, il presidente del Congress Party Sonia Gandhi e il ministro dell’Interno Chidambaram. Secondo gli analisti, sarebbe questa la conseguenza della decisione presa un mese fa dal governo di New Delhi, di dichiarare il Communist Party of India (Maoist) un’organizzazione terroristica, al pari di Al Qaeda, del Lashkar-e-Taiba o del LTTE, solo per citarne alcuni. A destare ulteriormente la rabbia dei militanti di estrema sinistra,che sostengono di lottare per le popolazioni più povere, e i senza terra che ogni giorno vivono in condizioni di grave miseria nell’India rurale, è stato anche il recente intervento di Chidambaram, promettendo pubblicamente di “porre fine al Maoismo in India”. Affermazione cui era immediatamente seguita la replica del leader del CPI (Maoist) del Jharkhand Anup-ji, il quale ha sfidato il ministro indiano a presentarsi da quelle parti, per capire come “la sua asserzione sia destinata a rimanere un sogno, in quanto non è possibile cancellare il Maoismo”. L’intervento del portavoce dei Maoisti è proseguito poi minacciando anche Singh e Sonia Gandhi: “incontreranno lo stesso destino di Rajiv Gandhi”, assassinato da una kamikaze delle Tigri Tamil (LTTE), che nel maggio del 1991 si era fatta saltare in aria a pochi passi dall’allora premier, marito dell’italo-indiana Sonia Gandhi. Nello stesso comunicato stampa del CPI (Maoist), è stata data una settimana di tempo ai leader locali del Congress Party per dimettersi, altrimenti “gli sarà data una lezione”.

Secondo l’analista militare di Chennai, colonnello R. Hariharan, i Maoisti avrebbero ricevuto a lungo il supporto logistico e addestramento militare dall’LTTE, adottandone alcune tecniche di guerriglia, come la strategia di colpire soprattutto i rappresentanti del governo e i militari. Dopo anni di battaglie e migliaia di morti, i Maoisti sono riusciti ad estendere la presenza in modo sostanziale anche oltre le proprie roccaforti dell’India orientale, arrivando ad interessare 630 distretti, pari ad un terzo della superficie nazionale, comprese alcune grandi città, dal nord al sud dell’India. Per ottenere i fondi necessari, i Maoisti ricorrono spesso all’estorsione, puntando in particolare sugli uomini d’affari e su chi opera nel mondo dell’imprenditoria. Stando ai dati ufficializzati dalle autorità, solo in Chhattisgarh, uno degli stati dell’Unione più colpiti dal maoismo, sarebbero estorti una media di 60 milioni di dollari all’anno. Ciononostante, sempre stando ai rapporti delle autorità, non sarebbero rari i casi di espropriazione forzata e reperimento fondi all’interno dei villaggi in cui i Maoisti operano.

Dall’inizio di luglio i maoisti hanno messo a segno diversi attacchi nel paese, in uno dei quali sono stati uccisi 29 poliziotti impegnati in attività di pattugliamento all’interno della giungla.

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