Pedali per la lavorazione della Pashmina. da shahidul.wordpress.com Srinagar, 29 Dicembre 2009. Celebri come simbolo di eleganza, leggerezza e qualità, i veri scialli in lana pashmina del Kashmir rischiano di scomparire per sempre. Colpa delle infinite imitazioni a buon prezzo e degli articoli industriali, immessi in gran quantità nei mercati internazionali soprattutto dai produttori Indiani. È l’allarme lanciato dagli artigiani del Kashmir – distretto himalayano devastato da un’infinita guerra per la contesa del territorio tra India e Pakistan, costata la vita a quasi 50 mila persone in 20 anni –, dove da secoli vengono realizzate a mano le preziose stole, sciarpe e scialli apprezzati in Europa sin dall’epoca di Napoleone, che li scelse personalmente per la moglie. All’origine della qualità e del valore aggiunto degli scialli kashmiri, concorrono la purezza della lana (pashmina deriva da un termine persiano che significa lana) ricavata dalle capre changthangi, poi il rigore della filatura, pratica riservata alle donne, e ovviamente la tessitura eseguita a mano e su telaio dagli uomini. Se si aggiungono la tintura, e soprattutto l’applicazione di ricami e motivi decorativi, il valore di questi pezzi unici sale vertiginosamente, tanto da essere venduti a più di 10 mila euro nelle boutique di Parigi o Londra, mentre per un prodotto base ma di qualità, il prezzo al pubblico in Europa difficilmente scende sotto i 300 euro. Ciononostante, nei mercati delle città, così come in molti negozi, sono esposte pile di stole variopinte, di ogni dimensione e forma, dotate dell’apposito talloncino che dovrebbe garantire l’originalità del capo se pur a prezzi impossibili, generalmente compresi tra i 40 e i 70 euro. Si tratta ovviamente di articoli di qualità inferiore, realizzati in serie da macchine programmate all’interno dei tanti laboratori disseminati nella Pianura Indiana, spesso usando lana comune o poco

Pashmina ricamata
Pashmina ricamata

pregiata, puntualmente mescolata a fili di seta, o peggio viscosa. “I prodotti industriali economici e i falsi provenienti da tutta l’India stanno compromettendo la tradizione dei veri scialli in pashmina – spiega in un’intervista a Reuters il 65enne Mustafa Qadir, uno dei più importanti produttori di Srinagar, capitale del Kashmir –, i profitti si sono ridotti a tal punto da costringere molti laboratori a chiudere”. A fomentare la proliferazione degli scialli industriali, concorrono diversi elementi, tra i quali in primo luogo il costo elevato degli originali, fuori target per la maggior parte degli acquirenti, quindi la difficoltà a distinguere un prodotto di qualità da uno industriale. Viene poi la mancanza del riconoscimento ufficiale del brand, per cui il nome ‘pashmina’ viene usato indiscriminatamente da tutti i produttori, a prescindere dalle modalità di lavorazione o dall’area geografica di provenienza. In seguito alle insistenze degli artigiani di Srinagar e dintorni, ad inizio 2008 le autorità governative di New Delhi avevano manifestato l’intenzione di brevettare il prodotto, in modo da riconoscere il diritto di proprietà intellettuale e limitare il fenomeno delle imitazioni. Tuttavia, come spesso accade India, la reale necessità di risolvere un problema si è scontrata con il muro di gomma della burocrazia, lasciando l’intera questione in sospeso. Ora come ora, non è possibile sapere se e quando la situazione si risolverà. Intanto in Kashmir le botteghe dei tessitori si stanno trasformando in supermercati, e l’antica tradizione tessile dell’area rischia di scomparire per sempre.

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