Srinagar, 8 Gennaio 2009. E’ durato un giorno intero lo scontro a fuoco tra militanti e forze di sicurezza, avvenuto mercoledì scorso a Srinagar, capitale estiva del Kashmir amministrato dall’India. L’attacco è stato lanciato da due guerriglieri, la cui identità non è ancora certa sebbene le autorità indiane abbia subito chiamato in causa il pakistano Laskhar-e-Taiba. Secondo le informazioni rese note fino ad ora, i due avrebbero utilizzato fucili a ripetizione e alcune granate, uccidendo un civile e un poliziotto, per poi rifugiarsi in un hotel nei pressi del Lal Chowk, subito messo sotto assedio dai militari indiani di stanza nella turbolenta vallata al confine con il Pakistan. Lo scontro è proseguito per 22 ore, concludendosi ieri mattina con l’uccisione di entrambi i combattenti, il secondo dei quali stava tentando la fuga dopo aver incendiato l’hotel. Come riportano i media (fonte bbc), si è trattato del più importante attacco di guerriglia da due anni a questa parte, giunto a rompere un periodo di relativa calma nel Kashmir indiano. A tale proposito, nel 2008 le vittime complessive sono state di gran lunga meno di 1000, limite usato come riferimento dalle autorità internazionali per stabilire se in un territorio sia in corso un conflitto o meno. Sebbene le autorità indiane abbiano subito puntato il dito sul LeT – organizzazione terroristica legata all’ISI, i servizi segreti pakistani -, mentre scrivo non è ancora guinta alcuna rivendicazione, per cui tutte le strade rimangono aperte. “Stiamo cercando di appurare se ci sono altri terroristi all’interno. Metteremo subito in atto operazioni congiunte nell’area”, ha commentato Khoda, ufficiale delle forze di sicurezza indiane.

Interessante notare come dall’altra parte della Line of Control (il confine Indo-Pakistano), nel Kashmir amministrato dal Pakistan, lo stesso giorno un attentatore suicida si sia fatto saltare in aria nei pressi di un presidio dell’esercito, uccidento tre persone e ferendone undici.

Secondo alcune fonti del Ministero dell’Interno citate dal Times of India, in Jammu e Kashmir sarebbero operativi almeno “700 terroristi”, la metà dei quali mercenari stranieri.  La stessa fonte dichiara che lo scorso anno sono stati registrati 413 tentativi di superamento dei confini (dal Pakistan all’India ndr), durante i quali 93 terroristi sono stati uccisi mentre 110 sarebbero riusciti ad infiltrarsi in territorio indiano. Di questi ultimi, il 70% sarebbero stranieri e i rimanenti di nazionalità indiana, probabilmente di rientro dai campi di addestramento gestiti in territorio pakistano.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.