Brescia-Mumbai, 23 Novembre 2009. A pochi giorni dal primo anniversario dei terribili attentati di Mumbai, la Digos mumbai_attackdi Brescia ha messo agli arresti due pachistani, accusati di aver finanziato direttamente dall’Italia le stragi del 26-28 novembre 2008. Nel corso della tre giorni di scontri che sconvolse la capitale indiana del business, persero la vita 170 persone, freddate brutalmente da un commando di uomini armati, giunti, ormai è certo, dal Pakistan. Dopo mesi di indagini, gli investigatori hanno ricostruito l’accaduto, raccogliendo prove in base alle quali, pochi giorni prima dell’attentato i due pakistani avrebbero effettuato una rimessa di danaro presso l’agenzia money transfer di Brescia, utilizzata per pagare un servizio di telecomunicazioni VoIP, utilizzato da soggetti in contatto con gli attentatori di Mumbai.

L’operazione degli agenti di Brescia ha portato all’arresto di Mohammad Yaqub Janjua, 60 anni e Aamer Yaqub Janjua, 31, ora accusati assieme ad un terzo complice residente in Pakistan, di aver svolto un ruolo centrale nell’organizzazione di uno dei peggiori attentati di sempre in India. Le indagini hanno portato inoltre all’individuazione e al fermo di altri due pakistani appartenenti alla medesima organizzazione, dediti però al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’arresto dell’altro ieri ha messo ulteriormente in luce l’esistenza di forti legami tra le organizzazioni fondamentaliste operanti in Asia Meridionale, con i ricchi Paesi europei. Lungo queste direttive scorrono fiumi di danaro, poi come visto uomini, ma anche armi e droga.

Giovedì sarà il primo anniversario dei fatti di Mumbai, e in India la ferita è ancora aperta, così come la contesa che spinge New Delhi a puntare il dito verso l’ISI, i servizi segreti pakistani, accusati di avere svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione degli attentati.

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