New Delhi, 11 febbraio 2009. L’istituto indiano per la Gestione dei Conflitti (IFCM) lancia l’allarme per il rapido aumento delle azioni di guerriglia dei Maoisti. Secondo le stime estrapolate da un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dall’IFCM, i gruppi insurrezionalisti di estrema sinistra sarebbero composti da almeno 22.000 combattenti,  operanti in 180 distretti su un totale di 630 (distribuiti in 22 dei 29 stati dell’Unione indiana), rispetto ai 56 del 2001. In meno di 8 anni dunque, l’influenza dei Maoisti è più che triplicata, disegnando per il futuro uno scenario incerto, cui New Delhi fatica a porre rimedio, sebbene continui ad intensificare le fila dell’esercito schierato per contrastare il proselitismo nelle aree rurali, e sopratutto prevenire le azioni di guerriglia.

Ciò che ha contribuito a favorire la diffusione del Maoismo, alimentando le fila dei guerriglieri legati al Communist Party of India-Maoist (Cpi-Maoist), è la dispoinibilità di armi automatiche, lanciagranate da spalla, mine ed esplosivi, che hanno reso più efficaci le azioni in combattimento, conferendo maggiore sicurezza ai sostenitori. L’utilizzo di questi arsenali, ha permesso ai Maoisti di estendere il loro controllo nelle aree rurali, assoldando i contadini e i più poveri, penetrando così più facilmente nel tessuto sociale dell’India rurale, quindi nel territorio. Sommando le azioni di guerriglia messe a segno dai diversi commando – attivi dalle remote aree montuose del Nordest, alle giungle dell’India Centrale e Meridionale -, al vivace proselitismo del partito, ne esce un quadro molto pesante per la stabilità della democrazia indiana. La conferma più autorevole è quella del premier uscente Manmohan Singh del Congress Party, che da tempo descrive i Maoisti come “la maggiore minaccia alla sicrezza interna dell’India”. La piaga degli indipendentisti Maoisti, è anche entrata in campagna elettorale, con il Bharatiya Janata Party pronto a sottolineare la mancanza di adeguate strategie da parte del Congresso per arginare le azioni di guerriglia.

I Maoisti indiani, sostengono di lottare per i diritti delle classi più povere, che in India costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione. L’azione armata si basa su commando di piccole e medie dimensioni, abituati ad agire rapidamente mirando ad obiettivi strategici, quali stazioni e collegamenti ferroviari, bersagli di interesse economico, personalità politiche o militari. Da quando l’insurrezione maoista iniziò negli anni ’60, le vittime sono state decine di migliaia, 4300 dal 2002 ad oggi. Lo scorso anno sono stati accertati ben 1000 attacchi. Sebbene i gruppi più attivi e diffusi siano quelli legati al CPI-Maoist, non vanno dimenticati il People’s War Group, il Maoist Communist Center, il Communist Party of India (Marxist Leninist) Janashakti e il Tritiya Prastuti Commitee (TPC). “Ora i ribelli hanno la possiblità di lanciare attacchi simultanei e hanno potenza di fuoco – ha commentato in un’intervista a Reuters India Ajai Sahni, dell’IFCM -, ma il governo indiano non sembra abbia la capacità di neutralizzarli”. L’azione della polizia è limitata dal numero ancora inadeguato delle forze schierate, dalla disponibilità limitata di armi e dallo scarso coordinamento tra le autorità dei diversi stati, rendendo così semplice fuggire agli inseguimenti semplicemente sconfinando.

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