New Delhi, 22 Dicembre 2009. In un periodo di inflazione per l’India, con le tariffe dei generi di prima Parlamento Indianonecessità alle stelle, e milioni di cittadini incapaci di garantirsi un pasto sicuro al giorno, nella capitale indiana c’è un posto in cui viene servito cibo a prezzi di 15 anni fa. La notizia, pubblicata dall’importante quotidiano Times of India, ha tutta l’aria di una di quelle belle storie di Natale, in cui il benefattore di turno si rimbocca le maniche per aiutare in qualche modo i più bisognosi, officiando così agli occhi di tutti la catarsi di fine anno. Continuando a leggere però, si scopre come il Natale non centri nulla, tanto meno il benefattore in vena di ‘remissione’ dei peccati. Ebbene, il luogo magico in cui ogni giorno si distribuiscono 3000 pasti a buon mercato, della migliore cucina indiana, è una mensa, attiva non a caso in Parlamento. Grazie al rifornimento continuo dell’agenzia di catering gestita dall’Indian Railways (le ferrovie indiane) e dallo stesso Parlamento, i frequentatori dell’edificio governativo hanno la possibilità di consumare pasti a prezzi che in una strada qualsiasi della capitale, o in qualsiasi altra città indiana appartengono al passato. Nel pezzo del TOI si parla addirittura di prezzi bloccati a tre lustri fa, riportando come prova l’intero menù, portata dopo portata. Ad esempio, per un thali (‘piatto’ con più portate) dal (legumi), sabzi (verdure cotte), 4 chapati (pane rotondo), riso, curd (yogurt indiano) e insalata, si spendono 12,50 rupie, l’equivalente di 18 centesimi di euro. Detto tra noi, ‘frequentatori’ di Indika irriducibili frequentatori dei dhaba (ristoro) alla buona che si trovano lungo la strada, difficilmente in India si trova un piatto del genere a meno di 35 rupie. Parliamo di più del doppio del prezzo pagato dai Ministri nella loro mensa, i quali si sono giustificati assicurando che l’accesso al selfservice è assicurato a tutti, compresi i giornalisti, il personale di sicurezza, gli impiegati d’ufficio, i ‘factotum’ (figure professionali perse nella costante attesa che qualcuno dia loro qualcosa da fare), i giardinieri, gli addetti alle pulizie e tutte le persone “autorizzate” ad entrare in Parlamento. Inoltre, a loro discolpa, ministri e burocrati assicurano che l’attuale gap tra i prezzi di mercato e il tariffario della mensa è coperto da un budget annuale stanziato dal governo, che per il 2009 è stato di poco inferiore a 1,5 milioni di euro. Come suggerito dallo stesso TOI, non è di certo il massimo immaginare un’agguerrita assemblea parlamentare impegnata a discutere qualche misura a tutela del rincaro dei prezzi, sospesa per una pausa pranzo a prezzi da ospizio dei poveri.

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