New Delhi, 1 Aprile 2010. Svolta storica nel sistema educativo indiano. E’ entrata in vigore una legge che sancisce il diritto fondamentale all’istruzione gratuita per i bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni, senza distinzioni di genere, religione o jati. L’annuncio è stato dato ieri dal premier Manmohan Singh, leader del Congress Party e capo della coalizione UPA, il quale ha assicurato lo stanziamento di fondi adeguati all’attuazione immediata di quella che in molti vedono come una sorta di rivoluzione. Sono infatti 8 milioni i bambini tra i 6 e i 14 anni a non andare a scuola in India, i quali in futuro potranno accedere all’istruzione a costo zero. “Il governo è impegnato ad assicurare che tutti i bambini, indistintamente da genere ed estrazione sociale, abbiano accesso all’educazione scolastica” ha dichiarato Singh, economista di fama internazionale formato a Cambridge, noto in patria come ‘the Doctor’, riportando poi la sua esperienza personale: “leggevo alla luce fioca di una lampada a kerosene. Sono diventato quello che sono grazie alla scuola, per cui voglio che la luce dell’istruzione raggiunga chiunque”.  

Entusiasmo anche da parte dell’Unicef, in India rappresentata da Karin Hulshof: “(la legge) serve come punto di partenza affinchè ogni bambino abbia il diritto ad un’istruzione elementare di qualità garantita. Lo stato, con il supporto delle famiglie e delle comunità, ha l’obbligo legale di adempiere a questo dovere” (fonte The New York Times). A sostenere lo sviluppo del sistema scolastico indiano, carente soprattutto nelle zone rurali, contribuirà anche la Banca Mondiale con lo stanziamento di 1,05 miliardi di dollari destinati a due progetti, uno dei quali destinato a garantire l’accesso continuativo dei giovani indiani alle scuole elementari. La ‘rivoluzione scolastica’ riguarderà anche gli insegnanti, spesso impreparati e privi di formazione adeguata, per i quali sarà predisposto un sistema di aggiornamento periodico. Secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale la situazione in India sta migliorando rapidamente, in linea con lo sviluppo economico della nazione, così come dimostrato dai numeri: tra il 2003 e il 2009 si stima che il numero dei bambini iscritti a scuola sia passato da 53 milioni a 192 milioni, 2/3 dei quali dei quali presso istituti statali. Nello stesso periodo si è ridotto anche il numero dei non iscritti, passato da 25 milioni a 8,1 milioni.

La legge sull’educazione scolastica adempie ad una delle promesse fatte nel 1950, alla nascita della Repubblica indiana, ed è divenuta attuativa (il provvedimento era stato approvato dal parlamento nel 2009) pochi giorni dopo la nomina di Sonia Gandhi, presidente del Congress Party, a capo del Consiglio consultivo nazionale, l’organo cui spetta l’esecuzione dei programmi sociali. Il ruolo acquisito dall’italo-indiana Gandhi le conferisce il rango di Ministro, consentendole di prendere parte gli incontri del Gabinetto ristretto, quindi di influire pesantemente in un momento assai critico per il governo, che di recente ha dovuto rimandare l’approvazione della legge sul nucleare a causa dell’opposizione interna. Singh ha comunque ribadito nel corso di un intervento televisivo, che la crisi finanziaria non ostacolerà il programma nucleare, per il quale saranno necessari 38 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni, messi a disposizione dagli stati dell’Unione, dallo stato federale e da investitori privati.