Mumbai 13 luglio 2011. Dopo aver dato la notizia del triplice attentato avvenuto oggi a Mumbai, mi sono preso un pò più di tempo per analizzare le varie fonti e cercare di cogliere qualche dettaglio in più. A mio parere la pista del terrorismo internazionale, anche di matrice pakistana potrebbe quasi cadere, salvo prossime rivendicazioni. Lo dico in quanto l’organizzazione di un attentato da parte del Lashkar-e-Toiba, come la storia insegna, solitamente viene curata nel dettaglio, cercando di ottenere il massimo del risultato, ovvero numero di vittime elevato. Nel caso di oggi, gli attentatori hanno utilizzato delle IED (improvvised explosive devices), ovvero bombe artigianali dal potenziale letale ma comunque limitato, così come dimostrato dal numero comunque ridotto delle vittime, che mentre scriviamo è salito a 21. A suffragio di questa mia considerazione, il fatto che secondo la polizia sarebbe stato usato esplosivo artigianale, quindi nulla per cui valga la pena di mobilitare uomini e mezzi dal Pakistan, per rischiare un fiasco e sprecare una chance di colpire in ‘grande stile’, così come sembra nello stile dei gruppi islamici come il LeT, legati alla lotta per la liberazione del Kashmir.

Tornando alla cronaca, è accertato come tra le 6,50 e le 7 di sera indiane (le 15 circa in Italia), siano state colpite tre zone ad altissima frequentazione, tutte situate nel Sud della Città, considerata il ‘centro’ della metropoli che comunque conta quasi 20 milioni di abitanti e si sviluppa per decine di chilometri. Nel dettaglio, il primo ordigno è esploso nella Pasad Chamber dell’Opera House a Charni, importante centro del business cittadino. La seconda e la terza bomba sono scoppiate quasi simultaneamente nella stazione degli autobus di Dadar Bazar, in prossimità del mercato dei gioielli di Zaveri Bazar, zona quest’ultima che sembra essere quella colpita con maggiore violenza e dove sono stati improvvisati dei centri di ricovero sulla strada e sul cassone di un camion, per assistere i numerosi feriti. A poche ore dalle esplosioni, l’intera città è stata posta sotto assedio dalla polizia, dispiegata nei punti nevralgici per monitorare la situazione ed eseguire dei controlli con check-point. Secondo i rumors, Navi Mumbai potrebbe essere ancora nel mirino degli attentato. Considerando che le bombe sono sate posizionate e fatte saltare utilizzando veicoli (auto e moto) come cavallo di troia, gli artificieri e gli agenti di polizia stanno setacciando le strade cittadine alla ricerca di mezzi sospetti, dove non si esclude possano trovarsi bombe inesplose o peggio pronte ad essere innescate. In ogni caso, si è trattato del maggiore attentato in città dal 26 novembre 2008, quando Mumbai fu messa a ferro e fuoco dai commando del LeT, giunti in gommone dal mare, passando al cospetto del Gate of India. Ciò è accaduto malgrado gli sforzi fatti dal Governo per intensificare i controlli, creando apposite squadre di super esperti preparati a fronteggiare e soprattutto prevenire il terrorismo. Così non è stato e le ragioni ci sono.

Le modalità e le location dell’attentato di oggi, sembran confermare i sospetti dell’Intelligence Bureau di New Delhi, secondo il quale i prossimi attentati saranno diretti verso obiettivi di importanza strategica, economica e religiosa. Nella lista nera figurano i campus degli istituti di information technology di Bangalore, centrali nucleari come quella di Chennai, centri per la raffinazione del petrolio a Bombay High, luoghi di culto come il Ghat di Varanasi e molti altri ancora. Gli stessi obbiettivi che a fine 2008, sull’onda emotiva per gli attacchi del 26/11, Chidambaram aveva promesso di proteggere ad ogni costo, istituendo l’innovativo National Counter Terrorism Center (NCTC), sul modello dell’omonima agenzia statunitense fondata dopo i fatti del World Trade Center. Nel dicembre 2009, il ministro dell’Interno ribadì le proprie intenzioni con una dichiarazione inequivocabile: “un’organizzazione del genere non dovrebbe esistere oggigiorno; si dice che gli Stati Uniti siano stati capaci di crearla in 36 mesi dall’11 Settembre. L’India non può permettersi di aspettare 36 mesi. L’India deve decidere ora e fondarla entro fine 2010”. Il Centro avrebbe dovuto fungere da trait d’union tra i tre apparati preesistenti: la National Investigation Agency, che coordina ricerche e indagini; la National Security Guard, il braccio armato dell’anti-terrorimso cui spetta il compito di intervenire prontamente in caso di attacco; il Multy Agency Centre destinato all’attività di rielaborazione e filtraggio delle informazioni captate da 23 agenzie di ricerca minori, dislocate sul territorio nazionale. A due anni dall’annuncio della sua nascita e dopo aver assorbito svariati milioni di rupie, l’NCTC non è ancora entrato a regime, anzi, sembra un progetto alla deriva, destinato a finire nella lista dei fiaschi. L’inconcludenza del governo si è trasformata in un boomerang per l’India National Congress, il partito al potere, accusato dai rivali del Bharatiya Janata Party (la destra radicale hindu) di scarsa efficacia nelle politiche di sicurezza interna.

Cronologia dei principali attentati dal 2001 ad oggi

 Nelle arringhe che infiammano il dibattito politico e i talk show indiani, soprattutto in campagna elettorale, finisce puntualmente la cronologia dei principali attentati subiti negli ultimi anni, con un occhio di riguardo per le azioni compiute dai terroristi di provenienza pakistana:13 ottobre 2001, attacco con armi leggere al parlamento di Delhi, 12 persone uccise; 24 settembre 2002, un commando armato attacca il tempio hindu Akshardam in Gujarat causando 31 vittime; 13 marzo 2003, attentato bomba in un treno di Mumbai, 11 vittime; 25 agosto 2003, due autobombe a Mumbai uccidono 60 persone; 15 agosto 2004, una bomba esplode in Assam nel Nordest, (attentato attribuito ai gruppi di guerriglia locali, non islamici), uccise 16 persone, soprattutto scolari; 29 Ottobre 2005, 66 persone muoiono in tre esplosioni simultanee in altrettanti mercati di New Delhi;  7 Marzo 2006, tre esplosioni in successione a Varanasi, 20 morti; 11 Luglio 2006, sette bombe esplodono in altrettanti punti della rete ferroviaria di Mumbai, causando 209 morti;  8 settembre 2006, 37 persone perdono la vita in seguito ad una doppia esplosione alla moschea di Malegaon (attentato organizzato do un gruppo di fanatici hindu locali); 19 Febbraio 2007, doppia esplosione sul treno di collegamento India-Pakistan, 66 passeggeri bruciati vivi, soprattutto pakistani; 18 Maggio 2007, durante la preghiera del venerdì, una bomba esplode all’interno della Mecca Masjid, la maggiore moschea di Hyderabad uccidendo 14 persone; 25 Agosto 2007, serie di tre esplosioni sincronizzate in un parco divertimenti e in un ristorante ad Hyderabad, 42 vittime; 13 Maggio 2008, sette bombe esplodono in zone ad alta frequentazione di Jaipu (Rajastan), in particolare templi hindu e mercati, uccidendo 63 persone; 25 Luglio 2008, nove ordigni esplodono nel cuore del centro tecnologico di Bangalore. Due vittime e 15 feriti gravi; 26 Luglio 2008, altri sedici ordigni di piccoli dimensioni fatti esplodere ad Ahmedabad, uccidendo 45 persone; 13 Settembre 2008, cinque esplosioni in serie in luoghi strategici di New Delhi uccidono 24 persone; 27 Settembre 2008, ancora una bomba al mercato dei fiori Mehrauli a Delhi, una vittima. Vengono poi gli attentati di Mumbai del 26/11 (166 vittime), le bombe di Pune del 13 febbraio 2010 (17 vittime) e quella di Varanasi del 7 dicembre 2010 (4 vittime tra cui un italiano).

Come era inevitabile, gran parte dei politici indiani di punta hanno preso la parola dichiarando il proprio sdegno e condannando l’accaduto. Ai rispettivi microfoni si sono presentati il premier Manmohan Singh, il ministro dell’interno Palaniappan Chidambaram, poi il presidente del Maharashtra (lo stato di cui Mumbai è capitale) Prithviraj Chavan, tutti compatti nell’esprimere solidarietà ai famigliari delle vittime e nel pretendere l’individuazione dei responsabili. Un messaggio ufficiale è stato lanciato anche dal Governo pakistano, che ha condannato l’accaduto con forza.

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