Jagdalpur, 8 Marzo 2010. Buongiorno a tutti dal cuore dell’India. Vi scrivo dalla tranquilla Jagdalpur, citta’ piuttosto sperduta, capologuo del distretto del Bastar, nello stato del Chhattisgarh. Dopo un lungo viaggio di avvicinamento, sono finalmente nel cuore delle giungle del Centro India, dove risiedono tantissime popolazioni tribali disseminate tra le montagne e le valli di quest’area. E’ qui che si nascondono anche i guerriglieri Maoisti, contro cui, in questo periodo, il governo indiano sta sferrando un attacco frontale, dal nome “operazione Green Hunt”. Per questa ragione ieri, nel corso di una lunga uscita in jeep nella giungla, non e’ stato possibile avvicinare diverse aree, perche’ considerate pericolose a causa della guerriglia e delle contro offensive dei soldati. Anyway, rimando ulteriori dettagli sulla questione al mio ritorno, mentre ora desidero raccontarvi brevemente dei tribali della zona.

Per arrivare qui ho preso un treno da Bhopal, in Madhya Pradesh, proseguendo poi verso Amarkantak (15 ore di treno). Qui sono salito su un autobus fino a Bilaspur, nel Chhattisgarh settentrionale (5 ore). Neanche il tempo di scendere dal mezzo che sono salito sulla  ‘coincidenza’ per Raipur (6 ore), dove, dopo un’attesa di qualche ora, ho preso l’ultimo collegamento, notturno, per Jagdalpur (8 ore). Questo per rendere l’idea di quanto remoto sia il distretto del Bastar. La cittadina di Jagdalpur e’ molto tranquilla. Qui la gente vede molto di rado gli stranieri, poco propensi a muoversi in zone poco ricettive per il turismo e comunque sconsigliate per via dei problemi in corso con la guerriglia. Il primo contatto con le diverse tribu’ del Bastar l’ho avuto visitando il bazar delle verdure, nel centro di Jagdalpur, animato da colori di ogni genere. Sono soprattutto le donne che ogni giorno giungono in citta’ dalla giungla per vendere i loro prodotti. Sono stato molto colpito dalle loro espressioni, dal modo in cui si sono rivolte ad uno straniero, sempre con il sorriso, con un’apertura espressiva e d’animo davvero unica, mai vista fino ad oggi.

Diverse alcune reazioni che ho ricevuto ieri, durante l’uscita in jeep. In certe zone sono stato accolto con la stessa gioia, in particolare in un mercato allestito in prossimita’ dell’incrocio di alcune ‘piste’ che conducono sulle montagne, verso i vari villaggi della zona. Sembrava una festa, una riunione di uomini, donne, mercanzie e tradizioni, davvero notevole! Pochi chilometri dopo, circa una trentina, percorsi in poco piu’ di un’ora, mi sono imbattuto in un villaggio costruito in fango e legno. Qui ho avvicinato un’abitazione e le donne si sono girate dall’altra parte, spaventate dalla presenza di questo tizio dalla pelle bianca. Non posso giurarlo, ma sono convinto che quelle persone non avessero mai visto un uomo bianco. Ho capito che non era il caso di fare troppe pressioni, per cui ho proseguito brevemente a piedi, verso un’altra abitazione, e le donne si sono messe ad urlare, quasi chiamassero aiuto. Non e’ successo nulla di piu’ ovviamente, volevano solo avvertirmi, e credo pure fossero spaventate.

(inciso: bisogna considerare che in questo caso mi trovavo tra il Bastar e il Dantewada, dove si svolgono le operazioni dell’esercito contro i Maoisti, spesso mirate a scovare i sostenitori del movimento di estrema sinistra proprio in villaggi come quello di cui sto parlando. I metodi di ricerca non sono affatto etici, tanto meno nei confronti delle donne).

A questo punto ho proseguito lungo la strada, ancora a piedi, giungendo presso un’ultima abitazione dove era presente anche il capofamiglia con il figlio. Sebbene fosse imbarazzato, di fronte a me, con lo sguardo a dir poco attonito, mi ha concesso di entrare per una foto oltre la recinzione in legno. La moglie a quel punto e’ letteralmente fuggita, rifiutandosi di voltarsi verso di me, anche dopo i richiami del marito che aveva colto le mie buone intenzioni.

Sono rimasto molto colpito quando il guidatore ha indicato una fila di alberi situati a pochi metri dal nostro mezzo, dicendo che in quella giungla ci sono molti Maoisti, per cui non si puo’ andare. Ha detto anche che i guerriglieri di qui non vestono alcuna divisa, sono persone normali che lottano per la loro terra, contro la presenza del governo e di tutte le autorita’ pubbliche, considerate una minaccia. Sono soliti condurre una vita ‘normale’, per poi entrare in azione quando necessario, in velocita’ e a colpo sicuro, dileguandosi subito dopo come se nulla fosse. La durata dell’insurrezione (circa 20 anni) ha provocato il suo radicarsi nel territorio, trasformandola in molti casi in uno strumento criminale, con il quale alcuni leader, detentori del potere, sfruttano i guerriglieri (spesso ignari) per estorcere denaro alle multinazionali, agli imprenditori, addirittura agli ufficiali governativi, per lasciarli in pace e consentire loro di condurre le proprie attivita’… ma anche questo e’ un tema che riprendero’ una volta a casa.

Che dire ancora. Non ho mai avuto, fino ad ora, un contatto tanto profondo con dei tribali in India. Credetemi, per quanto arretrati possano sembrare, sono riusciti a sviluppare un livello di tecnologia estremamente efficace e funzionale ai loro bisogni, utilizzando in gran parte materiali disponibili nell’ambiente. Hanno anche imparato a convivere con la natura, senza cercare di piegarla o di sfruttarla piu’ del necessario. L’equilibrio raggiungto e’ evidente nei loro atteggiamenti aperti, curiosi, molto, ma molto di piu’ di quanto si possa aspirare dai loro connazionali in una strada di Mumbai o di New Delhi. Credo proprio che questo equilibrio sia la chiave di lettura, l’origine di quella che ai miei occhi e’ parsa serenita’, forse gioia. Per questo credo non permetteranno che qualcuno cancelli il loro ambiente, magari spianando la foresta per costruire un’altra miniera a cielo aperto, sia questa di carbone, rame, uranio, ferro, bauxite o degli altri minerali di cui sono ricche queste montagne.

A presto…

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