Amristar, 11 luglio 2009. Ciao a tutti, scrivo dalla calda postazione internet dell’Hotel Grand di Amristar. Ebbene mi trovo nella Mecca dei Sikh, a 4 chilometri dal confine con il Pakistan. Le cose procedono ma non posso dire in modo smagliante, a causa di uno stato fisico davvero precario… ma non mi soffermo su questo ora. Vi basti pensre che fuori ci sono 48 gradi e il livello di umidita’ e’ moolto elevato, sta per scatenarsi il Monsone, anche stasera puntuale come ieri: un’ora di finimimondo, allagamenti e poi la quite e ancora il super caldo!

Eravamo rimasti alle proteste con sassaiole avvenute giovedi’ a Srinagar e dintroni, provocate dal ritrovamento del corpo senza vita di un 20enne fermato lo stesso giorno dalla polizia kashmira. Ebbene, venerdi’ la situazione e’ peggiorata, poco dopo la partenza mia e di Maurizio, lui verso il Ladakh. Dopo la preghiera del mezzogiorno migliaia di giovani si sono riversati nelle strade, gridando slogan contro la presenza delle truppe indiane, sfociando poi in scontri con almeno 4 arresti. Nelle stesse ore, e’ giunta la conferma che il rapimento, lo stupro e l’omicidio delle due donne di Shopian, una di 17 e l’altra di 20 anni, potrebbe avere come responsabili alcuni agenti della polizia del Kashmir. Cio’ solleverebbe l’esercito indiano di stanza nella regione, fino ad ora additato del crimine. A tale proposito, va sottolineato come esercito e polizia in Kashmir vivano ciascuno di vita propria, sebbene il primo detenga un potere di gran lunga maggiore. Durante le mia permanenza a Srinagar, ho scoperto che praticamente tutti i telefoni, fissi e mobili, cosi’ come le email appartenenti a personalita’ di peso, leggasi politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani, leader studenteschi, docenti universitari ecc., sono sistematicamente monitorati dai servizi di sicurezza dell’esercito. Tuttavia, l’aspetto piu’ impressionante del Kashmir e’ la concentrazione di truppe, calcolata in poco meno di 600 mila unita’, tra vari corpi dell’esercito e polizia. Si tratta della piu’ massiccia presenza armata in zona di crisi o di guerra la mondo, superiore a quella di Palestina, Iraq, Afghanistan, Nordovest del Pakistan, Africa, Sud America… Davvero impressionante. Ieri scendendo in Jeep verso Jammu, capitale invernale del Kashmir, ho continuato a vedere soldati armati fino ai denti appostati ovunque, poi caserme, filo spinato, mezzi blindati, camionette. Per 13 ore di viaggio, ogni 100 o 200 metri ho notato almeno un soldatino armato nascosto tra gli alberi, ad aspettare chichessia in mezzo alle montagne. E’ evidente come non si tratti di una strategia difensiva, visto che gli attacchi dei militanti pakistani qui al nord ormai sono poco frequenti, quanto di una   ostentazione di forza che New Delhi sta dando ai kashmiri, al Pakistan e se vogliamo al mondo intero.  

Anche Jammu e’ fortemente sorvegliata. Qui negli ultimi anni si sono verificati molti attentati, indirizzati soprattutto alla stazione dei treni e degli autobus. Il clima in citta’ non era dei piu’ accoglienti. “Sono tutti pazzi” aveva detto Ali’, il proprietario dell’House Boat in cui abbiamo soggiornato a Srinagar, e in effetti un po’ di esagitazione si percepiva in citta’. Qui si mescolano fortemente le tre maggiori religioni del Kashmir: hinduismo, islam e sikh.

Bene, per ora e’ tutto. Torno in branda e al termometro.

Un saluto

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