Foto dal campo di Idomeni. Di Emanuele Confortin

notte a Idomeni11Alla fine arriva la notte, e con questa il freddo. Al buio, la tendopoli del campo di Idomeni assume un’atmosfera rarefatta, quasi sospesa in un limbo difficile da capire. E’ il momento in cui ci si avvicina alle tende al termine di una giornata trascorsa in movimento, alla ricerca di legna asciutta, coperte asciutte, sigarette o qualcosa da mangiare. Le voci saturano l’aria e anticipano gli incontri che si consumano tra una tenda e l’altra, in un intermezzo illuminato dalla fioca luce delle fiamme alimentate da un miscuglio fumoso di legna fradicia e plastica. E’ il momento di raccogliere quanto più calore possibile, prima di infilarsi oltre le cerniere attendendo il nuovo giorno. L’atmosfera è calma, conviviale, animata da un forte senso di fratellanza. Del resto il legante che avvicina questi “campeggiatori forzati” è la speranza, la voglia di sfondare il muro, varcare un altro confine guadagnando così ancora una tappa verso l’Europa del Nord. Qualcuno canta, mentre i bambini consumano le ultime forze ingegnandosi nei giochi più singolari, che iniziano e finiscono in un fazzoletto di fango illuminato dal fuoco. Bastano poche ore in questo luogo per capire il carico di umanità custodito dai rifugiati. E non senza umiltà e ferrea determinazione. A questo, nessuna recinzione potrà porre freno.