Karachi, 11 Maggio 2013. Se ne parlava da giorni, tanto che il governo uscente di Islamabad ha predisposto massicce forze di sicurezza sul campo per prevenire il rischio attentati preannunciato per oggi, giorno di apertura delle urne, dalle organizzazioni legate al Terikh-e-Taliban Pakistan. Ciononostante a poche ore dall’inizio delle operazioni di voto, si contano già tre attentati. Il primo questa mattina a Quaidabad, area di Karachi, indirizzato a Amanullah Mehsud, un candidato locale del Awami National Party. Secondo la dinamica riportata dal quotidiano The News, Mehsud stava viaggiando in auto, quando una bomba piazzata lungo la strada è esplosa. Sebbene la vittima designata non abbia subito ferite, sul luogo dell’esplosione sono morte 10 persone, mentre almeno 13 hanno riportato ferite (altre fonti parlano di 50 vittime).

Quasi in contemporanea è esploso un secondo ordigno a Landhi, sempre a Karachi. Le prime notizie parlano di 4 morti e una decina di feriti, tuttavia si tratta di ricostruzioni sommarie (fonte Dawn), destinate probabilmente a cambiare in peggio.

Altre due esplosioni hanno avuto luogo oggi a Peshawar, capitale del Kyber Pakhtunkhwa nel nord del paese. La prima è avvenuta nei pressi di un seggio elettorale in una scuola, nell’area di Charsadda, provocando 12 feriti. La seconda esplosione è avvenuta in Kohat road nell’area Sheikh Muhammaddi Badaber, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere prima di raggiungere il suo obbiettivo, una moschea che a quel momento era molto affollata. Nessuna vittima riportata, eccetto l’attentatore. Sempre a Peshawar sono state sospese in misura precauzionale le operazioni di voto nel seggio di Mardan Bari Chum.

Il crescendo di attentati e violenze interne legati alle elezioni hanno provocato 130 vittime da aprile ad oggi. Quasi tutti gli attacchi sono stati rivendicati da organizzazioni legate al Terikh-e-Taliban Pakistan, i Taliban pachistani, che dal 2009 stanno portando avanti una dura guerra contro il governo pachistano, accusato di essersi piegato alle richieste di collaborazione giunte da Washington. Non a caso, il tema della collaborazione con gli Stati Uniti è stato utilizzato come cavallo di battaglia da Nawaz Sharif, leader della Pakistan Muslim Leaugue-N e principale pretendente alla carica di nuovo primo ministro, malgrado sia poco amato dai governi stranieri, in particolare in India e in Occidente, a causa delle sue posizioni vicine all’Islam radicale.

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