New Delhi, 27 Dicembre 2013. Ad partire da questa pubblicazione, Indika inizia ad occuparsi delle Elezioni Generali dell’India previste per Maggio 2014. Si tratterà delle più imponenti elezioni mondiali, cui prenderanno parte centinaia di milioni di elettori, in gran parte giovani, cui spetta la responsabilità di eleggere i propri rappresentanti alla Lokh Sabha, la Camera Bassa del Popolo presso il parlamento di New Delhi. La nostra copertura delle Elezioni indiane è iniziata nel 2008, all’epoca della precedente turnata elettorale, occasione in cui Indika ha proposto aggiornamenti puntuali e continuativi, presentandosi come una finestra aperta sull’India e i suoi protagonisti, arrivando a seguire di notte l’apertura delle urne annunciando in tempo reale l’esito degli scrutini. È quanto ci proponiamo di fare nei prossimi mesi, malgrado gli impegni crescenti di chi contribuisce e alimenta il nostro blog, promettendo tempestività e precisione, e la solita passione.

Sono trascorse poche settimane dalle elezioni statali di inizio dicembre, che hanno affossato l’umore del Indian National Congress Party (NCP, centro-sinistra), il più autorevole e longevo partito indiano che si appresta a concludere il suo secondo mandato consecutivo la prossima primavera. Gli esiti delle votazioni hanno condannato la compagine di Sonia Gandhi e del figlio Rahul negli stati del Chhattisgarh, Rajastan, Madhya Pradesh e soprattutto a New Delhi dove il NCP governava ininterrottamente da 15 anni, fallendo miseramente al cospetto di un bacino di votanti pari al 15% dell’elettorato nazionale. La disfatta è il chiaro risultato della mancanza di decisione patita da un Congress privo di leadership, quindi incapace di afferrare le redini del Paese in un periodo tanto difficile da provocare in pochi mesi il crollo della Rupia, l’affossamento dell’economia e la crescita della disoccupazione giovanile, mentre 800 milioni di giovani attendo l’apertura delle urne per le Elezioni Generali di maggio 2014. Per il NCP si sono aggiunti una lunga lista di scandali per corruzione che hanno coinvolti esponenti di spicco, gettando lunghe ombre sulla credibilità del partito portato al successo dal compianto Jawaharlal Nehru, il primo Primo Ministro dell’India post indipendenza (15 agosto 1947). L’attuale leader 81enne Manmohan Singh, non è più in grado di reggere il peso della guida del partito e del Paese, e in più occasioni è stato criticato per la sua mancanza di personalità, che a detta degli oppositori ha piantato l’India nel fango della crisi economica. Il suo successore designato non può che essere il giovane Rahul Gandhi, il quale malgrado abbia appena 43 anni non sembra manifestare l’energia del padre Rajiv (marito dell’italo-indiana Sonja Gandhi), della nonna Indira e del bisnonno Jawaharlal Nehru, riflettendo chiaramente l’insicurezza sofferta tra le fila del Congresso. Non a caso, a sei mesi dall’apertura delle urne temporeggia ancora nella scelta del proprio candidato alla carica di Primo Ministro.

La crisi vissuta dal NCP è controbilanciata dal Bharatiya Janata Party (BJP, la destra nazionalista di matrice hindu), spinto dal carismatico e discusso leader Narendra Modi, scelto quale candidato alla carica di premier malgrado le pesanti accuse di coinvolgimento nei pogrom anti-musulmani del 2002, durati tre mesi e costati 790 vittime della comunità islamica (fonti non ufficiali parlano di 2.000 vittime9, 254 hindu, oltre a 2.500 feriti e 223 persone scomparse. In questo modo sembra ripetersi il copione che da 33 anni ormai vede alternarsi al governo esponenti dell’una o dell’altra fazione politica, lasciando poco spazio ad alternative concrete. Non a caso il BJP è emerso vittorioso dalle elezioni statali dell’8 dicembre grazie al dilagante sentimento anti-Congresso, ottenendo di fatto un vantaggio sostanzioso in vista delle elezioni Generali. Ciononostante, secondo gli analisti di New Delhi la maggioranza di consensi ottenuta dal BJP non è schiacciante, e in caso di vittoria da parte della destra hindu alla Lokh Sabha (la Camera Bassa del Popolo, il parlamento indiano), Modi e i suoi dovranno vedersela con la lotteria delle larghe intese, a discapito della stabilità del governo. Con il passare dei giorni le opinioni degli esperti sembrano anticipare la realtà, tanto che in molti già scommettono nell’inevitabile fallimento del Governo entrante, da cui la necessità di andare alle elezioni anticipate entro il 2016. Scenario che gioca paradossalmente a favore del NCP, per il quale un anno o due alla guida dell’opposizione risulterebbero salutari per rinnovare l’immagine del partito, sfruttando inoltre la preannunciata debolezza dell’esecutivo guidato dal BJP.

In questa lotta tra i due giganti della politica indiana, si inserisce il terzo incomodo, accolto dagli elettori come “Terza Opzione”. Si tratta del Aam Aadmi Party (AAP), il ‘Partito dell’Uomo Comune’ fondato nel novembre 2012 dal quasi sconosciuto Arvind Kejrival, che forte di una campagna elettorale porta a porta e a zero budget, ha trascinato la sua compagine ad un passo dall’ex aequo con il BJP nella giurisdizione di New Delhi, considerata una delle più importanti in India. Dopo lo scrutinio dell’8 dicembre, nella capitale indiana il BJP ha ottenuto 32 seggi mentre il AAP 28 seggi, lasciando al NCP appena 8 seggi. Il risultato di Kejrival scaturisce dalla sua crociata contro la corruzione dilagante all’interno della politica indiana, tanto che il AAP è stato ribattezzato Partito anti-corruzione. Basti pensare che tra i 403 membri della giurisdizione di New Delhi, 111 appartenenti al Samajwadi Party sono finiti sotto processo con l’accusa di crimini e/o corruzione, al pari di 29 esponenti del Bahujan Samaj Party, di 25 uomini del BJP e 13 del Congresso. Bisogna però ricordare come il AAP non sia solo un calderone in cui è confluita la frustrazione degli elettori delusi dal NCP, ma è anche riuscito a delineare la necessità di proporre una politica più trasparente, a contatto con la popolazione quindi a misura dell’uomo comune. Quello che era additato quale Cenerentola della politica indiana, sta ora destando profonda preoccupazione tra i rampolli eredi del potere in seno alle due corazzate della Destra e della Sinistra indiana, notoriamente e colposamente imbrigliate da decenni di nepotismo. Per Kejrival è giunto il momento di rivolgersi ai numerosi micro-partiti presenti in India, e sorti attorno alle necessità delle rispettive minoranze. Ecco che il AAP può fungere da catalizzatore di ‘uomini comuni’ ed insidiare le aspettative di successo del BJP, ponendosi di fatto quale Terza Opzione della politica indiana.

 

 

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