New Delhi, 7 Aprile 2014. Poche ore fa c’è stata l’attesissima apertura delle urne in India, che ha dato inizio alle più imponenti

Narendra Modi, leader del BJP e probabile nuovo premier indiano
Narendra Modi, leader del BJP e probabile nuovo premier indiano

elezioni al mondo, divise in più fasi comprese tra il 7 aprile e il 12 maggio, durante le quali 814 milioni di elettori avranno la possibilità di scegliere i 543 membri della Lokh Sabha, la camera bassa del popolo (il Parlamento indiano). Secondo gli analisti politici indiani, si tratta delle elezioni più importanti della storia in quanto segnano il passaggio dalla logica di ‘casta’ a quella di ‘classe’, svolta che getta non pochi dubbi sulla tenuta dei principi che sin dal principio hanno trattenuto il precario equilibrio della democrazia indiana. I sondaggi elettorali diffusi negli ultimi mesi sembrano delineare senza alcun dubbio la vittoria di Narendra Modi, 63enne discusso leader del Bharatiya Janata Party (BJP), la destra indiana che sembra finalmente avere una nuova occasione per tornare alla guida del Paese dopo la disfatta delle elezioni del 2004. Antagonista di Modi è il giovane rampollo della dinastia Nehru/Gandhi, il 43enne Rahul Gandhi il quale dopo anni di dichiarazioni e smentite, sembra aver reciso il cordone ombelicale che lo tratteneva sotto l’ala (iper)protettiva della madre Sonia, accettando di candidarsi alle presidenziali per il partito di ‘famiglia’, il Congress Party che guida la coalizione di centro-sinistra reduce da 2 mandati al potere minati dalla crescente disoccupazione, dalla frenata della crescita economica e da imbarazzanti scandali per corruzione in cui sono stati coinvolti leader storici. Come da tradizione, parlando di elezioni indiane manca ancora il cosiddetto Terzo Fronte, ovvero un’alternativa di peso al BJP e al Congress che dalla fine del XX secolo si contendono il potere. L’unico partito in grado di influire sull’esito delle elezioni è l’Aam Adami Party (AAP, Partito dell’Uomo Comune) fondato nel 2013 dal suo leader Arvind Kejriwal, un ex insegnante che in pochi mesi è riuscito ad ottenere una vittoria storica alle elezioni dell’Uttar Pradesh, lo stato più importante dell’India che pesa in modo determinante ai fini dell’ottenimento della maggioranza assoluta (272 seggi) necessaria a Modi per ottenere una vittoria netta ed evitare fastidiose alleanze dell’ultimo minuto. Alleanze che rischiano di dimostrarsi indigeste ad un leader autoritario come Modi, il quale durante la propria esperienza alla guida dello stato del Gujarat ha ottenuto grandi risultati rilanciando l’economia, attirando investitori stranieri e creando nuovi posti di lavoro, anche grazie alla sua leadership poco propensa al compromesso. Tuttavia a minare la credibilità del candidato del BJP sono i suoi presunti coinvolgimenti nelle violenze scoppiate in Gujarat nel 2002 ai danni della minoranza musulmana, all’indomani della sua vittoria alle elezioni statali. A dare il via ai disordini fu la morte di 59 pellegrini hindu, bruciati vivi a causa di un incendio scoppiato nel treno in cui viaggiavano, proprio mentre questo transitava nei pressi di Godhra, città a maggioranza musulmana. Gli estremisti hindu accusarono i musulmani del rogo, e nel corso della violenta rappresaglia persero la vita più di mille persone, in stragrande maggioranza musulmani. Modi fu accusato di non aver protetto i cittadini di fede islamica, rallentando colpevolmente le attività di soccorso e la mobilitazione delle truppe. Malgrado il leader della destra sia uscito pulito dalle inchieste giudiziarie, su di lui le vittime del 2002 pesano ancora, malgrado il tentativo di prendere le distanze dal Rashtriya Swayamsewak Sang (RSS), movimento di estrema destra nel quale Modi ha militato per diversi anni da giovane.

Tendenze estremiste o meno, Modi sembra aver fatto breccia tra gli indiani, anche grazie ai forti consensi ottenuti tra gli industriali del Paese che in lui vedono l’unica chance di ripresa per l’economia nazionale, che dopo i risultati entusiasmanti degli ultimi 20 anni, dal 2010 sta attraversando una fase calante molto pericolosa. Un contributo pesante alla (probabile) vittoria del BJP è giunta proprio dal Congress Party, il quale ha fallito in modo eclatante ed è ora ritenuto responsabile della stagnazione economica lamentata a tutti i livelli della società. Altrettanto pesanti le accuse di corruzione rivolte all’intera classe governante del Congress.

Oltre all’incognita del AAP, l’ultimo dubbio sulla vittoria di Modi alle elezioni generali sembra giungere dai 150 milioni di neoelettori che quest’anno andranno alle urne per scegliere il proprio candidato. Le loro preferenze potrebbero andare a Rahul Gandhi, preferito per la giovane età, per essere stato il leader dell’ala giovanile del Congress e per non aver mai chiuso le porte ai giovani interessati ad entrare in politica. Allo stesso modo Modi ha cercato di catturare le simpatie dei più giovani promettendo 10 milioni di nuovi posti di lavoro attraverso il rilancio di un’economia basata anche sulla forza lavoro giovanile. Il leader del BJP ha affidato la sua campagna elettorale anche sui socialnetwork, strumenti di comunicazione fondamentali in certe aree dell’India, in particolare per raggiungere gli elettori più giovani.

Nelle prossime settimane noi di Indika pubblicheremo foto, notizie e  aggiornamenti sulle elezioni generali indiane, seguiteci.

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