New Delhi, 5 Aprile 2011. Gli ex Paesi Emergenti ridisegnano la ‘Top 10’ delle nazioni più attive nel campo della ricerca scientifica. Il merito, perchè di questo si tratta, spetta ancora una volta a Cina e India, la cui crescita economica offre motivazione e, non da meno, danaro da investire nell’innovazione, che come sappiamo passa necessariamente attraverso i centri di ricerca. Lo scenario è stato approfondito nel rapporto “Knowledge, Networks and Nations” pubblicato dalla Royal Society di Londra, nel quale emerge la corsa verso il primato intrapresa dalla Cina, che ha sottratto il secondo posto al Giappone per numero di pubblicazioni scientifiche. Secondo i relatori della Royal Society, Pechino sta investendo a tal punto nella ricerca, da lasciar presagire la possibilità che vada a guadagnare il primato ai danni degli Stati Uniti probabilmente entro il 2013, ma di certo entro il 2020. Buone notizie anche per l’India, giunta  per la prima volta nella lista dei 10, subentrando alla Russia scivolata dal decimo all’undicesimo posto. Sebbene tra i 10 virtuosi figurino soprattutto Paesi europei, con in ordine di merito Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Spagna, va sottolineato come gli Stati Uniti continuino a trainare il gruppo, producendo il 20% della ricerca scientifica globale (media del quadriennio 2004-2008), grazie ad un investimento annuo di 400 miliardi di dollari. Va comunque segnalato che nell’ultimo anno gli USA hanno ridotto la propria incidenza percentuale, passando dal 26,4% al 21,2% sul totale, flessione registrata anche da Giappone, Gran Bretagna, Germania e Francia, dovuta presumibilmente all’exploit della Cina, che ha dato fondo al salvadanaio, passando dal 4,4% al 10,2% odierno.  Dal 1999 ad oggi, Pechino ha sostenuto sistematicamente la ricerca scientifica entro i propri confini, con una spesa cresciuta del 20% all’anno, superando i 100 miliardi nel 2010. L’incremento maggiore nel numero delle pubblicazioni scientifiche spetta però ad un insospettabile Iran, che agli occhi dell’Occidente continua a figurare come una terra dominata dall’istinto primordiale dei musulmani barbuti anti-israeliani. In realtà, mentre nel 1996 Teheran metteva alla luce la miseria di 736 pubblicazioni scientifiche, nel 2008 ha più che decuplicato, passandone ai posteri 13.338. Cresce anche il Brasile, sempre più impegnato sul fronte della ricerca, detentore del primato in Sudamerica. Allo stesso modo, la Royal Society sottolinea ottimi segnali in molti Paesi che un tempo non investivano affatto nel più solido dei pilastri dello sviluppo, dal Sudest Asiatico al Medioriente, fino all’Africa.

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