Islamabad, 2 Aprile 2013. Per la prima volta nella storia del Pakistan, una donna di Bajaur nelle zone tribali (Federally Administrated Tribal Areas, FATA) al confine con l’Afghanistan, si è candidata spontaneamente per un seggio parlamentare. Qualcuno leggendo la notizia nei quotidiani di ieri avrà pensato ad un pesce d’aprile, non fosse che il comunicato ufficiale rilasciato da Badam Zari risale a domenica 31 mazo, e non sembra affatto uno scherzo. Non è uno scherzo in quanto la coraggiosa 40enne, sposata ma senza figli, ha scelto di sfidare apertamente le leggi misogine in vigore a Bajaur e in tutta l’area di confine delle FATA, accettando la reale minaccia di ripercussioni da parte dei militanti del Terikh-e-Taliban Pakistan, i Taliban pachistani qui molto influenti. La comunità cittadina ha colto con stupore l’apertura di Badam Zari, riporta il Guardian, sostenendo di voler dimostrare l’uguaglianza tra uomini e donne, e ringraziando le numerose sostenitrici per le quali la nuova figura politica di Bajaur è già diventata un’eroina per l’audacia dimostrata. “Mi stanno incoraggiando molto”, ha dichiarato la candidata al seggio parlamentare per le FATA, riferendo alle manifestazioni di sostegno ricevute. Il primo atto della campagna elettorale di Badam Zari risale a domenica, quando è apparsa in una televisione  con il volto coperto salvo una lieve apertura per gli occhi. Tuttavia ha assicurato che nuovi incontri pubblici e comizi seguiranno nelle prossime settimane, fino alla vigilia del voto previsto per l’11 maggio. L’eroina di Bajaur sembra consapevole del pericolo che sta correndo e della possiblità di poter diventare un bersaglio per il TTP, sostenendo però di avere grande fiducia nella protezione di Dio. Secondo gli analisti pachistani, difficilmente Badam Zari otterrà qualche risultato alle elezioni di maggio, ma si tratta senza dubbio di un segno importante che qualcosa sta cambiando, anche nelle FATA, anche nelle roccaforti di quel Pakistan ultra-ortodosso che tanto spaventa l’Occidente, e che continua a giustificare innumerevoli vittime, anche innocenti, causate dai bombardieri droni americani.

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