In Asia al momento l’occhio dei media è concentrato sulla Korea del Nord, sul possibile bombardamento all’isola di Guam promesso dal leader coreano Kim Jong-un, e sulla possibilità di una guerra preventiva paventata dal consigliere per la sicurezza nazionale americana, il generale Herbert Raymond McMaster. Lo scenario di un conflitto estendibile alla Cina, la presenza di arsenali nucleari e l’insicurezza trasmessa dall’imprevedibilità delle parti in causa, finisce di diritto nelle aperture di quotidiani e tv.

Polizia di confine in India

In queste ore però, sul confine opposto, quello a sudovest, c’è forte tensione anche tra India e Cina. Dando una scorsa ai media indiani, l’esercito di New Delhi sembra abbia ordinato l’evacuazione di Nathang, villaggio situato vicino a Doklam, il punto in cui i confini dell’India, della Cina e del Bhutan si uniscono. È quanto riporta News18.com citando fonti a Nathang, dove sono stati visti i convogli militari procedere in quella direzione. Il trasferimento riguarderebbe poche centinaia di abitanti cui è stato chiesto di andarsene per lasciare posto ai soldati indiani in movimento dalla base di Sukna a Doklam, nella regione himalayana del Sikkim.

L’avvistamento dei mezzi dell’esercito diretti verso nord è stato testimoniato anche a noi di Indika, da fonti dirette nell’area, ma mancano conferme in merito alla destinazione finale delle truppe e allo sgombero. Nel Nordest indiano infatti, così come su gran parte della McMahon Line (confine conteso tra India e Cina a Nordest) c’è una massiccia concentrazione di truppe e gli spostamenti di uomini e mezzi sono piuttosto frequenti. Prudenza nell’interpretazione dunque, anche perché al momento New Delhi sembra voler stemperare, parlando di preparativi per le annuali esercitazioni militari previste in settembre, assicurando che gli uomini di stanza sul posto rimangono in stato di “né guerra né pace”. Vale a dire allerta, condizione non nuova lungo il confine tra i due giganti asiatici, separati da una frontiera lunga 4.052 chilometri.

Diversa la posizione cinese. Secondo China Daily il “conto alla rovescia per uno scontro tra le due forze è iniziato”. “New Delhi dovrebbe ritornare in sé finché è in tempo” è il titolo dell’editoriale, e il tempo cui fa riferimento riguarda le sette settimane trascorse dall’inizio del confronto su Doklam. Lo sgombero, vero o presunto, cui facevamo riferimento in apertura, rientra infatti in una scaramuccia iniziata a metà giugno nel punto di incontro dei tre confini. All’epoca le truppe indiane hanno bloccato la costruzione di una strada da parte del People Liberation Army (PLA, l’esercito di Pechino), temendo potesse tagliare le vie di accesso indiane agli stati di Nordest. Opposta la versione cinse, convinta la strada fosse in costruzione all’interno del proprio territorio.      

“Pechino ha inviato il messaggio che per evitare un conflitto, ciò che l’India deve fare è ritirare le proprie truppe che secondo i trattati storici, accordi e controllo (dei confini) di lungo termine, entrambe sanno che sono in territorio cinese”. È questo un passaggio del China Daily, con un riferimento chiaro alla possibilità di un confronto armato, per proseguire poi dando spazio a Lu Kang, portavoce del ministero della Difesa. “Il ministro ha avvisato l’India di non celare illusioni o di sottostimare la determinazione del PLA a difendere la sovranità e l’integrità territoriale”.

Confine India CinaI toni netti del quotidiano cinese, incluso il passaggio attribuito Lu Kang stridono con la tranquillità manifestata da New Delhi, che ha liquidato la questione in nulla più di manovre militari. Di certo, la conferma dell’effettivo sgombero di Nathang proverebbe l’esistenza di una criticità anche sul campo, e non solo sulla carta stampata. Lo scenario di un conflitto sino-cinese resta a nostro parere improbabile, almeno su larga scala, soprattutto ora che la priorità di Pechino è il confronto USA-Corea del Nord. Alla Cina conviene poco o nulla indebolire la propria condizione di superiorità regionale con un conflitto, soprattutto se con un rivale del calibro dell’India, alleato strategico degli Stati Uniti per giunta. Un fronte indiano e uno coreano sarebbero un bel problema per Pechino. Nemmeno a New Delhi conviene provocare più del dovuto la Cina, quest’ultima forte di un esercito nettamente superiore e destinato a prevalere, così come accaduto nell’autunno del 1962, quando India e Cina si scontrarono davvero a causa delle divergenti posizioni in materia di confini. Disputa congelata dopo la guerra, ma ad oggi ancora irrisolta.