New Delhi, 13 Aprile 2011. Una delle più evidenti conseguenze della globalizzazione, è lo spostamento del baricentro strategico mondiale dall’Europa, o se vogliamo dall’Occidente, all’Asia. Ad originare questo importante cambiamento sono stati in primis i successi economici riscossi dalle nazioni asiatiche più sviluppate, passate alla storia con il nome di Mercati Low Cost, come Cina e India. L’effetto magnete provocato dalla Tigre e dal Dragone, ha favorito lo sviluppo del Continente coinvolgendo anche Paesi la cui crescita stentava a decollare, come il Vietnam, l’Indonesia e il Pakistan, rilanciando inoltre le sorti di due protagonisti indiscussi del XX Secolo: Giappone e Corea del Sud. Il peso che oggigiorno l’Asia riveste per il mantenimento dell’economia mondiale, ha provocato il progressivo rafforzamento dei contingenti armati di ciascuna nazione, reso possibile dallo stanziamento di budget sempre più cospicui per le spese militari, da parte dei singoli governi. Cartina al tornasole della militarizzazione dell’Asia, è lo stato di frequentazione delle acque dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico, ormai affollatte di navi da guerra, sottomarini, intercettatori e similari. Dando una scorsa alla rivista indiana Pargati, ho reperito una interessante rielaborazione delle stime pubblicate nel ‘The Military Balance 2010’, edito dal International Institute of Strategic Studies. Lo studio prende in esame i dati riguardanti l’India, la Cina, la Corea del Sud, il Vietnam, l’Indonesia, Singapore, l’Australia, il Pakistan, il Giappone, inclusi (stime solo per l’area Pacifico e Oceano Indiano) anche Russia e Stati Uniti.

La parte del Leone nelle difficili acque asiatiche spetta ovviamente alla Cina, che forte di budget stellari sta puntando a conquistare la medaglia di nazione più militarizzata al mondo. Pechino al momento schiera 255.000 uomini in mare, distribuiti su una flotta enorme, composta da 80 navi da guerra 65 sottomarini, 83 mezzi anfibi, 253 incrociatori (nel conto figurano le imbarcazioni più importanti). Segue la Corea del Sud, forte di 68.000 marinai, di 47 navi da guerra, 13 sommergibili, 56 mezzi anfibi e 76 incrociatori. C’è poi l’India, la cui flotta è nettamente sottodimensionata se consideriamo l’estensione delle zone costiere, la vicinanza di una nazione ostile quale il Pakistan, e soprattutto la crescente rivalità con la Cina. New Delhi conta 58.350 uomini, 1 portaerei, 44 navi da guerra, 16 sottomarini, 17 mezzi anfibi, 28 incrociatori. L’Indonesia schiera 45.000 uomini, 30 navi da guerra, 2 sommergibili, 83 mezzi anfibi, 41 incrociatori. Il Pakistan, alleato strategico della Cina in Asia Meridionale in ottica anti-indiana, schiera 22.000 marinai, 7 navi da guerra, 8 sommergibili e 8 incrociatori. Il contingente giapponese conta 42.400 uomini, 52 navi da guerra, 16 sommergibili, 25 mezzi anfibi e 7 incrociatori. Australia 13.230 uomini, 22 navi da guerra, 6 sommergibili, 9 mezzi anfibi, 14 incrociatori. Vietnam 13.000 uomini, 45 navi da guerra, 2 sommergibili, 29 mezzi anfibi e 38 incrociatori. Notevole anche il contingente degli Stati Uniti, che schierano 22.000 uomini, 5 portaerei, 56 navi da guerra, 39 sommergibili, 20 mezzi anfibi e 11 incrociatori. Minore la presenza della Russia nelle acque asiatiche, con 60.000 uomini, 15 navi da guerra, 23 sommergibili, 4 mezzi anfibi e 16 incrociatori. A chiudere la classifica è Singapore, con appena 9.000 uomini, 12 navi da guerra, 4 sommergibili, 38 mezzi anfibi e 12 incrociatori.

One Response to "Potenze asiatiche e occidentali mostrano i muscoli nelle acque internazionali"

  1. Alessandro Civiero  13 aprile 2011

    Mi sono un pò perso con tutti questi numeri! (Si potrebbe fare una tabella) In ogni caso un articolo piuttosto interessante.

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