Islamabad, 29 Giugno 2010. Continua senza indugi la collaborazione tra Pakistan e Cina per lo sviluppo delle tecnologie per il nucleare. In risposta a quanti vedono con sospetto il flirt tra due Paesi niente affatto prevedibili, è intervenuto il portavoce degli Affari Esteri pakistano Abdul Basit, assicurando che il ‘deal’ nucleare tra Islamabad e Pechino è per “fini pacifici e sotto la salvaguardia dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica”. Tanto basterebbe dunque, secondo il governo del Pakistan, per freddare i timori sollevati nei giorni scorsi dal premier indiano Manmohan Singh, che come prevedibile non vede di buon occhio la strategia energetica del temuto governo rivale. Atomica per produrre energia dunque, e non per rimpinguare i già cospicui arsenali della teocrazia islamica, più volte nel recente passato giudicati un possibile obbiettivo dell’organizzazione terroristica di Al Quaeda, tanto di indurre gli Stati Uniti a creare un’apposita equipe di soldati addestrati ad intervenire in 24 ore nel caso le testate pakistane dovessero finire nelle mani sbagliate.

L’intervento distensivo di Islamabad è stato rafforzato dal governo cinese, che ha ribadito le intenzioni pacifiche della collaborazione tra i due paesi, che non si limita al nucleare, ma spazia in moltissimi altri ambiti, come la costruzione di grandi collegamenti stradali, porti, dighe, industrie, per arrivare agli armamenti e al sostegno internazionale su pendenze ‘delicate’ tipo la contesa con l’India per il Kashmir. Non è un caso, infatti, se in pochi anni Pechino è diventata il principale partner commerciale del Pakistan, e oltre ad acquistare merci ha affiancato il governo di Islamabad dal punto di vista tecnico, per migliorare la produttività del Paese. L’obbiettivo della Cina è chiaro: rafforzare il rapporto con il prezioso vicino per creare un collegamento diretto verso il Mare Arabico, attraverso la Karakorum Highway, arrivando al porto di Gwadar (finanziato e realizzato dai cinesei) nel Balochistan pakistano, aggirando così lo stretto di Malacca e le insidie dell’Oceano Indiano, nonchè creando un filo diretto verso il Medioriente. Per il Pakistan invece, l’alleanza con la Cina può dare nuovo slancio all’economia nazionale, oltre, ovviamente, a rafforzare il proprio peso geopolitico in un’area sempre più delicata per gli equilibri asiatici, in particolare nei confronti della vicina e rivale India.

Risulta chiaro inoltre, come la collaborazione nel nucleare tra Islamabad e Pechino segua il ‘nuclear deal’ iniziato nel 2008 dagli Stati Uniti di Bush con New Delhi, e portato avanti anche in era Obama. “Ogni nazione ha il diritto di avere la pacifica energia nucleare” ha aggiunto Basit, riferendo proprio all’esperienza indiana. Ciononostante, il governo indiano continua ad appellarsi al Nuclear Suppliers Group affinchè controlli e se possibile interrompa lo sviluppo nucleare in corso in Pakistan. Sulla stessa linea anche diversi Paesi occidentali, per i quali non è accettabile concedere il diritto all’implementazione di tecnologie atomiche ad una nazioned musulmana.

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