New Delhi, 18 Gennaio 2010. Il ministro della difesa A.K. Antony, ha di recente presentato un nuovo rapporto sulle ‘condizioni di salute’ degli armamenti indiani, denunciando una situazione niente affatto ottimistica. Secondo il primo studio indiano di questo genere, affidato alla società di consulenza KPMG e alla confederazione  degli industriali indiani, almeno la metà delle strumentazioni belliche in dotazione ai vari corpi dell’esercito sarebbero obsolete o comunque in attesa di una manutenzione sostanziale. Fatto grave (ha sottolineato Antony), se si considerano le minacce cui l’India è sottoposta, a partire dall’onnipresente incognita dell’estremismo islamico, arrivando al colossale esercito cinese che giorno dopo giorno continua a rafforzare le proprie postazioni lungo il fragile confine himalayano, in gran parte conteso tra Delhi e Pechino. Sul totale degli equipaggiamenti, risulta che appena il 15% sia considerato in condizioni ottimali, quindi adatto all’utilizzo, ragione per cui già dal 2009 il governo indiano ha attivato una nuova politica di approvvigionamento militare, volta a rinnovare gli arsenali, in gran parte di provenienza sovietica, riducendo drasticamente il ricorso alle forniture straniere, per favorire il raggiungimento di una sorta di autonomia produttiva negli armamenti, affidata ad un pool di bene introdotte società nazionali. In’ prima linea’ nella lista degli acquisti di Antony, ci sono nuovi aerei da combattimento, indispensabili per sopperire ai quasi 200 Mig di fabbricazione russa andati distrutti in incidenti dal 1990 ad oggi, circa 10 all’anno. Considerando l’aeronautica il primo e più efficace deterrente in caso di minacce provenienti da uno dei tanti confini ‘caldi’ che circondano l’India, la Difesa ha annunciato un netto rafforzamento degli squadroni acquistando veivoli moderni e più efficaci, portandoli dagli attuali 34 (612 caccia) a 42 (756 caccia) entro il 2020.

Sin dall’Indipendenza nel ’47, l’India ha lamentato una carenza della porta dell’esercito, in particolare nel ’62 durante il conflitto lampo con la Cina, al termine del quale le truppe di Pechino avevano acquisito nuovi territori lungo la Line of Actual Control, stabilendosi sulle attuali posizioni. Poi ancora nell’99, durante la guerra di Kargil, in Kashmir, vinta non senza soffrire contro un nemico numericamente inferiore e privo di armamenti e organizzazione. Non è un caso se nel 2000, all’indomani di Kargil, New Delhi ha aperto nuovi canali di acquisto, soprattutto verso Israele e ovviamente gli Stati Uniti, divenendo in breve il decimo governo al mondo per volume di spese militari, coprendo il 2% del mercato mondiale. Posizione destinata a ‘migliorare’ (con tutto ciò che questo significa), come conseguenza degli immensi stanziamenti decisi nel 2009, con 100 miliardi di dollari destinati a rinnovare l’arsenale entro il 2020. New Delhi partirà, come summenzionato, con l’acquisto dei primi 126 caccia da combattimento per una spesa di 10,4 miliardi di dollari, passando poi ad elicotteri ‘pesanti’, sottomarini (è di questi giorni la notizia dell’arrivo del primo sommergibile nucleare in affitto), navi e artiglieria.

Mentre l’India sta rovistando tra i rottami del suo arsenale, la vicina amica-rivale Cina, ha di recente testato il proprio nuovissimo sistema difensivo missilistico. Sebbene come dichiarato dall’agenzia di informazioni del governo cinese Xinhua si sia trattato di un “test difensivo, non diretto ad alcuna nazione”, risulta chiaro il messaggio non proprio implicito diretto a Taiwan e agli Usa, cui si aggiunge ovviamente l’India. Non è un caso, che Pechino abbia rapidamente organizzato l’esercitazione con i missili intercettatori all’indomani della notizia che gli Stati Uniti doteranno Taiwan di missili Patriot, spostando un’altra pedina nella scacchiera della geopolitica asiatica, coem ai tempi della Guerra Fredda. La minaccia americana e non di meno quella indiana, hanno spinto il governo cinese a riprendere le spese militari nel 2009, portando il budget a 69 miliardi di dollari,  +15% rispetto all’anno precedente.

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