NewDelhgi, 13 Gennaio 2009. Un rapporto del governo indiano denuncia la perdita “sostanziale” di terreni lungo il confine con la Cina. E’ quanto emerso da una tavola rotonda avvenuta nei giorni scorsi a Leh, nel distretto del Ladkh (parte dello stato di Jammu & Kashmir), tra esponenti del governo kashmiro, del ministero degli affari interni ed esercito. Non si tratta di territori ceduti, e nemmeno conquistati in qualche modo dalle truppe cinesi, ma di una sorta di ‘restringimento’ territoriale indiano soprattutto lungo i confini del Ladakh, nell’estremo nordovest del paese. Ad evidenziare quello che New Delhi considera ‘maltolto’, è stato il confronto tra le mappe tracciate 20 anni fa, con l’attuale linea di confine, nota come Line of Actual Control. Sebbene la LAC non sia mai stata chiara e definita da un accordo bilaterale (va ricordato che India e Cina si contendono vasti territori lungo gli oltre 4000 km di confine), la riduzione dei territori sotto il controllo indiano è stata tale da rendere necessario un incontro ufficiale per affrontare la questione. Il TOI riporta che, per ammissione della commissione riunita a Leh, la sottrazione di territori lungo il confine sia stata una conseguenza di 20 se non 25 anni a sorveglianza ridotta, e della mancata produzione di mappe aggiornate periodicamente. Peggio ancora, le responsabilità sembrano ora puntare su quella che i rappresentanti del governo hanno definito “una mancanza di memoria istituzionale in varie amministrazioni, e la mancanza di una politica chiara su questo argomento (la prevenzione delle perdite di territori ai confini ndr), che a lungo andare hanno portato all’avanzamento del confine in favore della Cina”.

Nel corso dell’incontro di Leh, è stato affrontato anche il problema della protezione dei pastori nomadi ladakhi, che ogni inverno si spostano con capre e yak attraverso l’area di Dokbug, nella provincia di Nyoma, a ridosso della LAC. La volontà comune è quella di prevenire quanto accaduto nel 2008, quando un gruppo di soldati del People Liberation Army hanno danneggiato alcune tende dell’accampamento, costringendo i nomadi a ritornare sui loro passi.

Tra le altre incursioni imputate alle truppe di Pechino, molto importante quella avvenuta 31 luglio vicino al Monte Gya, rilievo riconosciuto ufficialmente da entrambe le parti come punto di confine. Nel corso di un’incursione chiaramente provocatoria, i soldati sono penetrati per 1 chilometro e mezzo in territorio indiano, lasciando scritte con vernice rossa “China” e “Chin9” su massi e rocce. Il Monte Gya è noto tra le forze di sicurezza indiane come “la leale principessa delle nevi”, e sorge alla giunzione tra Ladakh e Spiti (India) con il Tibet (China).

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