New Delhi, 2 Novembre 2009. L’India, uno dei più grandi importatori mondiali Kalarippayatdi armi, ha deciso di affidare il proprio riarmo alle società nazionali, per le quali ora si apre un florido mercato da 100 miliardi di dollari. E’ questo l’ammontare degli investimenti – ammesso che spendere soldi per ordigni e strumenti di morte sia davvero un investimento -, che nei prossimi 10 anni, secondo New Delhi, dovrebbero ripristinare gli equilibri in Asia, soprattutto nei confronti della Cina, con la quale si sono riaccese le tensioni in prossimità dei confini.

Attualmente, le industrie indiane impiegate nel campo degli armamenti coprono appena il 20% del fabbisogno nazionale, ma l’intenzione è quella di stravolgere le percentuali, favorendo i contratti nazionali. A tale proposito, il governo indiano ha deciso di affidare alle compagnie domestiche lo sviluppo di progetti chiave, mettendo in secondo piano i fornitori ‘storici’, in particolare sovietici, ma anche statunitensi. Quindi non più munizioni, attrezzature da campo e automezzi. Per il futuro l’India si servirà di altri ‘prodotti’ nazionali per combattere il terrorismo e sorvegliare i confini contesi, a partire dai carriarmati, passando poi ad artiglieria e a mezzi dell’aviazione.

Sempre gli stessi i nomi che beneficeranno della nuova apertura di New Delhi: Tata Motors, Mahindra and Mahindra, Ashok Leyland and Larsen and Toubro, i cui legami con le alte sfere della capitale non sono un segreto per nessuno. Per arginare gli ovvi e spontanei sospetti di una strategia ad uso e consumo dei soliti pochi, il ministro della Difesa A.K. Antony ha messo le mani avanti nel corso di una conferenza stampa giovedì scorso: “(fonte Reuters India) la trasformazione in corso è principalmente orientata su due aree essenziali, ovvero l’ampia promozione e facilitazione delle industrie di armamenti, facilitando la trasparenza e l’integrità in tutte le acquisizioni”. Per precisare poi: “Entro i prossimi cinque o sei anni, il budget totale previsto per le acquisizioni sarà di circa 50 miliardi di dollari”, arrivando ai 100 miliardi entro 10 anni.

Secondo le dichiarazioni ufficiali, la manovra avrebbe lo scopo di rinnovare gli ormai obsoleti arsenali di provenienza sovietica, rafforzando in particolare le difese dei delicati confini con Pakistan e Cina. Risulta però evidente come in Asia Meridionale e nel Far East la strategia del riarmo continui a prevalere sugli sforzi per rinnovare i dialoghi di pace.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.